Whrilpool – «Non serve lamentarsi cerchiamo opportunità»

no Un pomeriggio di ricordi su una storia gloriosa, ma anche un sguardo al futuro. A margine della presentazione del libro “Tratti di memoria – Dalla Ignis alla Whirlpool”, i vertici nazionali e locali della Fim Cisl hanno promosso il piano industriale dell’azienda multinazionale di elettrodomestici nel prossimo triennio: «In un momento di fragilità dell’economia – ha detto Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl – questi 250 milioni di euro di investimenti rappresentano una controtendenza da valorizzare». Anche perché, come ha aggiunto Paolo Carini, segretario generale della Fim Cisl dei Laghi, «rispetto al passato vi è un ritorno delle produzioni dalla Polonia all’Italia e quindi il nostro Paese si conferma centrale nella produzione europea, mediorientale e africana del gruppo».

Poi, nella tavola rotonda, Bentivogli ha anche indicato in due strade il cambiamento necessario al sindacato per stare al passo con le mutazioni dell’economia e del mondo del lavoro: «Innanzitutto – ha affermato – bisogna puntare al diritto soggettivo della formazione. Oggi siamo fermi a otto ore l’anno, ma siamo ancora lontani dal minimo necessario per evitare il rischio di trovarci, domani, con moltissimi esclusi». Ma, parlando sempre di istruzione e dei più giovani, «bisogna investire su un’educazione tecnica, senza dimenticare che una formazione umanistica è fondamentale per la crescita dell’individuo e per avere lavoratori consapevoli e capaci di avere un bagaglio valevole per tutte le stagioni». Bentivogli ha quindi difeso fortemente anche gli Istituti tecnici superiori e l’alternanza scuola lavoro. Insomma, il suo, è un sindacalismo che guarda molto al concreto. Meno fordismo e più flessibilità nelle rivendicazioni: «Per almeno un decennio si è combattuto per mantenere l’Articolo 18, quando l’85% dei lavoratori veniva assunto senza essere sotto l’ombrello dello Statuto dei lavoratori». Per il segretario generale dei metalmeccanici della Fim, «ha senso, invece, che i sindacalisti e i lavoratori prendano esempio dalla generazione precedente su un punto preciso: quello di conoscere a menadito i processi e la produzione della propria fabbrica. Non serve a niente lamentarsi quando un algoritmo toglie dei posti di lavoro: è invece utile cogliere la possibilità occupazionale della creazione di algoritmi perché, oggi, non esiste una nuova macchina utensile, di cui il Varesotto è un territorio leader nella produzione, senza che sia guidato da un algoritmo di intelligenza artificiale». Infine un messaggio culturale: «Oggi i lavoratori vengono dai noi per essere tutelati, ma per le cose concrete vanno dai sovranisti. Al contrario il sindacato deve tornare a produrre il cemento di una società e di una fabbrica, vale a dire la solidarietà fra le persone».