Voltorre – Il chiostro è ancora chiuso si cerca un nuovo gestore

La Prealpina - 03/05/2021

«Entro fine maggio dovremo individuare una soluzione per rendere nel modo migliore fruibile il chiostro di Voltorre ai visitatori. In particolare nei giorni festivi. Valuteremo, quindi, le richieste di chi è interessato a gestire questo bene architettonico». Marco Riganti, consigliere provinciale delegato al Patrimonio, spiega in questo modo quale sarà il futuro di questa preziosità architettonica, uno dei più noti monumenti romanici della provincia, chiusa al pubblico dall’inizio dell’anno scorso, complice la pandemia. Ma non solo quella, visto che – anche a causa della mancata presentazione del “protocollo sicurezza” per l’emergenza sanitaria – la struttura non è stata riaperta neppure nelle “finestre” in cui i vari provvedimenti governativi lo consentivano.

Il 31 dicembre scorso è scaduta la convenzione con l’associazione Il Cenacolo dei poeti e prosatori dialettali, che ha gestito l’apertura per sette anni nei giorni settimanali, mentre il sabato e la domenica i visitatori erano accolti da dipendenti provinciali. Ora, le scarse risorse a disposizione della Provincia riguardano anche il campo del personale. Quindi è necessario che il complesso monastico – restaurato da Villa Recalcati, per decenni location di eventi, concerti, mostre di primo piano – continui la sua funzione di attrattore culturale, oltre che storico, per le preziosità che offre.

Deprimente è vedere i segni esterni dell’abbandono, l’erba alta che cresce attorno alla chiesa di San Michele, a tutta la struttura e lungo i vialetti che conducono all’ingresso. Erba alta che si può notare, sbirciando dalle grate dell’ingresso laterale, anche all’interno dello stesso chiostro. Non fanno bella mostra neppure i cestini rotti, con il contenuto rovesciato per terra e i cartelli indicatori sbiaditi. Eppure la presenza del chiostro benedettino è ben segnalata lungo la Sp 1. Rappresenta, quindi, uno stimolo per la visita calata in un’atmosfera di bellezza e di serenità. Ma se qualche turista si presentasse al portone per visitare questo gioiello del dodicesimo secolo, lo troverebbe ancora chiuso.

«L’area attorno sarà presto resa fruibile – spiega Riganti – Da parte mia, ci sarebbe il desiderio di trovare la soluzione individuata per l’eremo di Santa Caterina del Sasso: affidare il chiostro alla Patrimoniale, la società partecipata alla quale la Provincia demanderebbe la gestione economica». L’amministratore aggiunge: «In questi giorni abbiamo esaminato la richiesta, pervenuta da parte del Comune di Gavirate, dell’organizzazione di un evento importante, organizzato da un’associazione, che avverrà l’estate prossima. E questo ci rende particolarmente felici: verrebbe così degnamente inaugurata la ripresa culturale del chiostro».