Volare, arriva la resa dei conti

La Prealpina - 03/03/2017

Le prime distrazioni contabili sarebbero state architettate nel 2001, nel 2004 ci fu la bancarotta. Gli arresti scattarono ad aprile del 2005 e solo ieri, a distanza di dodici anni dalle ordinanze cautelari firmate dall’allora gip Adet Toni Novik – che nel frattempo è diventato magistrato in cassazione – si è arrivati alla resa dei conti: per il crack della compagnia aerea Volare i pubblici ministeri Luigi Furno e Nicola Rossato hanno chiesto innanzitutto il non doversi procedere per l’ex presidente Giorgio Fossa (che fu anche a capo di Confindustria) a causa della prescrizione. E poi sette anni per Vincenzo Soddu, cinque anni e sei mesi per Gino Zoccai, cinque anni per Vittoriano Scotti, quattro anni e sei mesi per Eduardo Eurnekian, quattro anni per Hernan Phlaum, tre anni e sei mesi per Mauro Gambaro (che fu anche amministratore delegato dell’Inter), tre anni per Rita Menegozzi e tre anni per Alessandro Martinelli. Per la sentenza se ne riparla a fine marzo.

E così in aula è stato ricostruito il triste fallimento del vettore che sarebbe dovuto diventare il punto di riferimento del Nord Italia e che finì viceversa per inabissarsi nella melmosa palude di Alitalia, che l’acquisì nel 2006 battendo la concorrente Air One. Facendo cento passi indietro, la crisi venne alla luce a metà settembre del 2004 con la decisione del presidente Giorgio Fossa – subentrato all’amministrazione Soddu, Zoccai e Crestani – di rassegnare le dimissioni. Aveva chiesto un aumento di capitale per la holding che navigava in brutte acque, ma gli era stato negato. Da quel punto fu il tracollo: la vicenda di Volare, passata nel frattempo nelle mani di Mauro Gambaro, venne caratterizzata da un susseguirsi di consigli di amministrazione e assemblee dei soci che avrebbero dovuto pronunciarsi sul rifinanziamento, perché le cifre erano allarmanti. In previsione un un’iniezione di 60 milioni di euro, viceversa per i quasi 2000 dipendenti il futuro sarebbe stato incerto: 250 milioni di euro la voragine stimata in un primo tempo. Necessario un prestito ponte da 30 milioni. Il governo stesso – insieme a Regione e Provincia – iniziò il pressing affinché le parti in causa mettessero mano al portafogli. La questione venne subito affrontata dal Welfare che si impegnò a estendere alla holding i benefici del decreto salva Parmalat. Il 19 novembre Volare sospese l’operatività dei voli. All’inizio di dicembre il governo nomiò il commissario straordinario, Carlo Rinaldini. Nel frattempo però la procura aprì un’inchiesta sfociata negli arresti. Alla base dell’acquisizione di Alitalia, nel 2006, forse ci fu una gara «truccata», a parere degli inquirenti e viziata da irregolarità formali secondo Tar e Consiglio di Stato. Stando alla procura, il commissario straordinario di Volare Rinaldini – nominato d’allora governo Berlusconi e morto nel 2007 a Mantova – avrebbe ricevuto pressioni dall’argentino Eduardo Eurnekian per pilotare la gara in cambio di aiuti finanziari alle sue imprese. L’imprenditore sudamericano aveva a quanto pare mire espansionistiche sull’Europa e la compagnia gallaratese gli sarebbe servita da comodo e agevole ponte con il vecchio continente. A parere dell’accusa, comunque, il dissesto del gruppo Volare fu il frutto di scelte operative errate e di azzardate velleità imprenditoriali. Incapacità, malafede e operazioni di potere intrecciate crearono, in altre parole, un danno irreparabile. Il gruppo uscente dalla compagnia avrebbe commesso reati secondo la logica del «si salvi chi può», spiegarono finanza e magistrati all’epoca degli arresti. Mentre quello entrante tentò di nascondere le proprie omissioni cercando comunque il profitto. Il risultato fu un buco finanziario stimato in 500 milioni di euro, provocato dalla sistematica distrazione di attività. Attività che poi potrebbero essere state utilizzate per creare un clone di Volare, la Myair.com, con la stessa struttura della compagnia commissariata, uomini, mezzi e strutture provenienti proprio da quest’ultima.