«Voglio portare l’Italia a Tokyo»

La Prealpina - 03/02/2021

uesta che sta per iniziare sarà la mia trentesima stagione con l’Italia. O la trentunesima? Essendo tante a volte mi dimentico». Basta questo per capire la grandezza di Michele Frangilli, il miglior tiratore con l’arco nella storia italiana. Gallaratese classe 1976, in carriera ha vinto tutto, compresi Mondiali e Olimpiade, e forte di una passione smisurata sta per continuare un’avventura iniziata in azzurro nel 1990.

Come sta andando la sua stagione? Quali sono le prospettive per il 2021 appena iniziato?

«Mi sembra stare molto meglio rispetto al 2020, quando ancora soffrivo per la spalla infortunata e operata l’anno precedente. Tra lavoro in allenamento e gare indoor ho trovato una buona condizione, adesso l’obiettivo primario è essere selezionato nel gruppo azzurro che a Parigi si giocherà la possibilità di qualificare la squadra alle prossime Olimpiadi».

Nella capitale francese a giugno l’ultimo appuntamento per staccare il biglietto verso Tokyo, con tre posti in palio per le migliori. Come funzionerà per la Nazionale?

«Faremo una selezione interna tra fine aprile e inizio maggio che designerà i quattro arcieri che avranno l’importante compito. Prima ci saranno i Campionati Italiani indoor a marzo, ma la mia testa è rivolta a quell’appuntamento. Sono ottimista, nei raduni a Cantalupa si vede un ottimo livello tecnico».

Qual è il suo segreto nel riuscire a tenere così alte le performance? Quanto tempo dedica al tiro?

«La chiave credo sia il fatto che ancora mi diverto. Grazie all’Aeronautica posso anche lavorare tranquillo, e ormai prendo tutto come una sfida verso me stesso. Gli allenamenti? Compreso l’impegno per sistemare i materiali e la parte legata alla preparazione fisica, ci sono almeno 6 ore di lavoro al giorno. E non sto forzando per via della spalla, che comunque va sempre meglio».

Dallo scorso ottobre l’attività indoor lombarda si sta svolgendo soprattutto a MalpensaFiere. Quanto è importante avere a disposizione una struttura del genere?

«Manna dal cielo. Tante società hanno problemi nel reperire spazi con le palestre chiuse, dunque è fondamentale per tutto il movimento che ci sia un’area così attrezzata per organizzare una gara dietro l’altra, evitando di lasciare gli atleti fermi. Anche con la mia società (Compagnia Arcieri Monica di Gallarate ndr) ne abbiamo approfittato a piene mani per mettere insieme tante gare».

Cosa rappresenta per lei questo sport?

«La possibilità di sfidare me stesso e gli altri. Io cerco sempre di superare i miei limiti. Fare bene con la Nazionale vuol dire anche aiutare tutto l’ambiente del tiro con l’arco, sarebbe importante qualificarsi per i Giochi per promuovere questa disciplina».

Ha vinto tantissimo negli anni, ogni tanto riguarda le coppe a casa?

«Sembra paradossale ma ne ho conservata solo una, quella della mia prima gara: era il 4 maggio 1986, e ricordo che pioveva forte».

È inutile da aggiungere, ma la carriera di Michele Frangilli iniziò con una vittoria, ormai quasi 35 anni fa.