«Vogliamo stappare il liquore di Cardano»

La Prealpina -

CARDANO AL CAMPO C’era un tempo in cui Cardano al Campo era sul bancone di tutti i bar del Nord Italia. Merito del Tim, storico liquore prodotto nella distilleria aperta nel 1900 da Angelo Colombo. Ma dopo un’intensa vita lavorativa tra vinacce, grappe, infusi e liquori, nel 1985 in età pensionabile la famiglia decise di cessare l’attività. Trentadue anni dopo la quinta generazione ha deciso di rispolverare l’antica ricetta e tornare a produrre il liquore al timo che fece la fortuna della famiglia. Sarà il Novotel di Cardano a ospitare domani sera l’evento che di fatto sancirà la ripresa delle attività. Il profumo della tradizione si unisce all’affetto della sua città d’origine. Sono stati proprio i cardanesi a convincere gli eredi a non disperdere quella storia imprenditoriale di fascino e successo. Negli ultimi anni, infatti, con due iniziative distinte, Anita con i figli Alberto e Vittorio Annoni avevano deciso di produrre un lotto a edizione limitata di 1500 bottiglie di Tim, da vendere esclusivamente per sostenere un’iniziativa benefica a favore de “Il Seme” onlus, cooperativa rivolta all’accoglienza di disabili. La notizia si sparse rapidamente, a tal punto che furono tantissime le persone che due anni fa in sala Spadolini, durante una serata per la raccolta fondi per la costruzione del nuovo Centro riabilitativo semiresidenziale per bambini e adolescenti in difficoltà, si presentarono per essere certi di accaparrarsi una bottiglia di Tim. In quel preciso momento i discendenti realizzarono le potenzialità economiche di rinnovare la tradizione di famiglia. Fu in particolare il primogenito Vittorio, nel 1948, a imprimere la svolta, avviando insieme alla moglie, “la sciùra Angelina”, la nuova società. La chiamò Distillerie Tim, denominata come il liquore al Thymus Serpyllum, da sempre fiore all’occhiello della produzione. Nel giro di pochi anni l’azienda si ampliò con la costruzione di una nuova sede produttiva, uno stabile venne adibito a laboratorio tecnico e alla linea di imbottigliamento, mentre un secondo venne dedicato a uffici e magazzino. La lavorazione delle vinacce e la produzione delle grappe rimase invece nella sede storica, dove si continuò a sviluppare vari tipi di acquaviti, in particolare la grappa Stravecchia “dal collo storto”. Terminati gli studi anche i figli di Vittorio, Anita e Angelo, entrarono in azienda, con l’obiettivo specifico di ampliare l’offerta dei prodotti. È così che nel 1969 nacque un altro successo per la casa liquoristica cardanese, l’amaro Lem. Ma questa è un’altra storia.