Villa Mozzoni apre al pubblico La “battezza” Mashiko Kubo

La Provincia Varese - 12/12/2016

Dal 28 marzo – con cadenza mensile – aprirà al pubblico (su invito, o prenotazione) la casa di Biumo Superiore di Guglielmo Mozzoni, il nobile architetto partigiano scomparso il 31 luglio 2014. Della villa – soprannominata delle 40 colonne per via dell’ampio portico – è stata data una “preview” questo fine settimana, quando sono stati mostrati agli amici gli spazi che accoglieranno il museo permanente di Mozzoni e le sale dedicate a mostre ed esposizioni temporanee. L’artista Il primo artista ad inaugurare il filone di eventi artistici che animerà la villa è stato Masahiko Kubo. Il designer giapponese ha portato una selezione delle sue opere, dalla statua di polistirolo costruita in una notte apposta per l’evento, ai quadri giocati utilizzando nuove tecniche e materiali. Come quelli ottenuti mischiando il nitro alle copertine patinate delle riviste. «La mia arte è contemporanea, ma non riproducibile – ha spiegato l’artista, che ha vinto il Compasso D’Oro e che ha lavorato dal 1991 al 2002 con De Lucchi – Ho trovato qualche collegamento con Mozzoni, che amava agli acquarelli. È stato affascinante disporre le mie opere affianco alle sue». Il viaggio nella vita di Mozzoni inizia nelle stanze dove una volta c’era il setificio. Lì è stato allestito «il giro nel mondo in 80 acquarelli»: l’architetto, infatti, non scattava foto, ma fermava con disegni e macchie colore quello che vedeva. Nel suo studio, sotto un tavolo di vetro, ci sono anche i disegni delle beccacce, la sua passione, e dei cani che amava e che lo accompagnavano nella caccia. Sono stati esposti anche i documenti storici, come quello in cui il padre Emilio si rifiutò di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò. E i plastici, come quello della biblioteca di Teheran costruito nel 1978. Ancora in fase di allestimento «la sala dei cavalli», in cui troveranno spazio disegni e sagome di legno. Il visitatore, però, viene sopraffatto dalla meraviglia quando entra nella stanza dedicata alla Città Ideale. Lì vi si trovano dei plastici rotondi che ruotano, all’interno dei quali pare di partire per un viaggio vero all’interno della città disegnata – e soprattutto sognata – dal Mozzoni.” «È sempre più probabile che noi terrestri, se vogliamo sopravvivere, dovremo abituarci ad abitare in isole sospese nel cielo o galleggianti sul mare» aveva detto Mozzoni, che aveva progettato la vita in «nuvole autosufficienti». La città ideale «Nella città ideale una persona avrebbe potuto rimanere per sempre, senza mai avere bisogno di uscire» spiega Flavio Castiglioni, il giovane architetto a cui Mozzoni ha lasciato il compito di allestire il museo “secondo il testamento”. I plastici sono accompagnati da tanti disegni, uno dei quali riproduce le stazioni di Varese dove il Mozzoni aveva previsto di creare un edificio “girasole” che ruotava per catturare i raggi del sole. L’ultima stanza, forse la più segreta, è la «sala di Pompei» dedicata alle donne, ritratte spesso senza veli e in pose voluttuose. «Non sarà un museo vero e proprio, ma la casa di Mozzoni non può rimanere chiusa, contiene troppi elementi interessanti – spiega Castiglioni – Organizzeremo anche eventi artistici e tutto quanto può portare a ricordare la figura del Mozzoni». La “prima” è stata breve. Un fine settimana destinato a lasciare il segno. Kubo, con la sua arte, ha voluto dettare la linea di quello che avverrà a Biumo Superiore: «quello che voglio fare è portare fuori, raffigurare quello che è dentro. Far parlare quello che tace». n