Villa Cicogna Mozzoni si arrende al Covid-19

La Prealpina - 29/06/2020

Da quando è stata edificata ha visto anche la peste manzoniana, ma le norme rigorose per contenere la diffusione del Covid-19 hanno costretto a chiudere alle visite del pubblico, per la prima volta dal 1957, Villa Cicogna Mozzoni, nel nucleo storico di Bisuschio, considerata la più significativa interpretazione rinascimentale della villa di campagna che possa vantare la Lombardia occidentale.

«Non possiamo applicare i protocolli richiesti per legge», dice il sito internet. Il conte Jacopo Cicogna Mozzoni spiega: «È impensabile effettuare interventi di sanificazione in ambienti con affreschi, dipinti, mobili d’epoca, tendaggi, libri antichi. Si dovrebbe pertanto attendere nove giorni tra una visita e quella successiva. Tra l’altro abbiamo già perso tutte le prenotazioni di turisti dall’estero, in particolare francesi ed inglesi. Speriamo che si possa riaprire a settembre, ma certo questa stagione è ormai compromessa».

Le sale ed i giardini della Villa, che è stata dichiarata Monumento Nazionale, aprono tutti gli anni da fine marzo ad ottobre. E accolgono, mediamente, tremila visitatori a stagione. Le scene mitologiche affrescate sotto il porticato dalla scuola dei fratelli Campi di Cremona si fondono con il giardino all’italiana, ispirato a quello fiorentino di Boboli, con siepi di bosso, vasche, fontane e grotte, realizzato nel Cinquecento e che oggi fa parte del circuito dei Grandi Giardini Italiani. Nella parte retrostante c’è un parco romantico. Si è scoperto di recente che affreschi raffiguranti scene mitologiche sono stati copiati da alcuni libri antichi, come un’edizione del 1551 delle Metamorfosi di Ovidio ed una dell’Emblemata di Andrea Alciato, giurista ed umanista.

In origine fu casa da caccia, costruita a metà del Quattrocento. In quel tempo era circondata da boschi dove s’andava a caccia dell’orso, allora presente in questa terra, come testimonia una sala detta “del cane”, nella quale si conserva la statua del coraggioso animale che, durante una battuta di caccia, salvò la vita al duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, ospite dei Mozzoni. La villa sarà poi ampliata nel Cinquecento, quando viene realizzato anche il giardino iniziato da Cecilia Mozzoni e dal marito Ascanio. La loro figlia Angela sposò Giovanni Pietro Cicogna e con la fusione delle casate la villa conobbe nuovo impulso.

Lo storico dell’arte Philippe Daverio la definisce «una testimonianza mirabile della villa di piacere, così come la si intende dal Petrarca in avanti. Straordinaria nella sua eleganza, dove la forma a ferro di cavallo dialoga con un giardino all’italiana formalmente ancora perfetto, che invita alla passeggiata collinare, con la scalinata che si conclude nel tempietto».