«Via le cooperative da questa cargo city»

La Prealpina - 09/03/2017

C’è un’unica soluzione, secondo i sindacati di base, per riportare ordine, sicurezza e dignità del lavoro alla Cargo city. «Le cooperative da qui devono andare fuori dai c…», tuona al megafono Renzo Canavesi (Cub Trasporti). Scatta a quel punto l’applauso più convinto degli oltre cento scaricatori d’aeroporto che ieri mattina hanno incrociato le braccia e, scortati dalle forze dell’ordine, si sono incamminati dagli hangar di Lonate Pozzolo fino a raggiungere la palazzina Enac. Un corteo pensato e voluto da Usb, Cub Trasporti e Adl come segno di protesta dopo il grave incidente sul lavoro che ha coinvolto due settimane fa un’autista ucraino, schiacciato da un muletto guidato un cingalese della cooperativa Coros e tuttora ricoverato in fin di vita al reparto di neurorianimazione del Circolo di Varese. Ma se sul singolo episodio saranno le autorità preposte a fare piena luce ed individuare eventuali profili di responsabilità, l’investimento dell’ucraino ha fatto esplodere nuovamente la base, puntando il dito contro le cooperative, considerate la principale causa dei problemi allo smistamento delle merci. «L’ucraino – spiegano – è stato travolto da un muletto alla cui guida c’era un lavoratore dello Sri Lanka, assunto dalla cooperativa Coros, la quale a sua volta riceve il lavoro dal consorzio Logitec, che lo riceve in appalto da Mle».

È un sistema che ora vogliono scardinare. «Le cooperative arrivarono anni fa – spiega Luca Pistoia (Usb) – per gestire i momenti di picco del traffico aereo. Si trattava di poche persone che garantivano una certa flessibilità. Oggi però la situazione si è completamente ribaltata. Sono più le persone in cooperativa che quelle assunte direttamente dalle aziende. Così non va più bene, perché hanno portato soltanto precariato e nient’altro. Niente diritti, niente sicurezza, niente di niente». Eppure il regolamento Enac sventolato ieri dai sindacati dice bene altro, ovvero che «le attività subappaltate non possono superare, in valore, il 30 per cento del fatturato globale annuo realizzato dal prestatore certificato sul singolo aeroporto».

Ma la realtà, secondo Giuseppe Imperi (Usb) è un’altra: «Nel magazzino in cui lavoro io i dipendenti assunti direttamente dall’azienda sono 130, quelli con la cooperativa 400. Non dimentichiamo poi che molte delle persone presenti alla Cargo city lavorano a chiamata, ovvero ti telefonano dicendo che entro un’ora devi essere qui perché sta arrivando l’aereo da chissà dove e va scaricato. Magari è piena notte. E se ti rifiuti, dopo tre volte non ti chiamano più e non lavori più».

Sulla questione relativa al 30 per cento Canavesi ha chiesto ai vertici Enac (che ieri mattina hanno ricevuto una delegazione dei manifestanti) una risposta chiara e dettagliata mercoledì prossimo, giorno dell’atteso confronto già fissato assieme a tutte le sigle sindacali (confederali compresi) e ai maggiori operatori presenti alla Cargo city. Ma nel frattempo sono già stati fissati altri due scioperi, programmati per il 20 marzo e il 5 aprile. Se tra sei giorni arriveranno le risposte che i sindacati stanno cercando verranno annullati, altrimenti la battaglia non si ferma. Perché, dopo aver evitato nel dicembre 2015 l’ingresso delle cooperative al Terminal 1, stavolta l’obiettivo è ridimensionarle alla Cargo city, dove invece già da anni si sono insediate, dando vita a una spirale al ribasso di salari e diritti che i manifestanti definiscono non più accettabile. «Oggi con questa prima manifestazione stiamo dicendo pubblicamente a chi deve intervenire che esiste un problema», sintetizza Canavesi. «Ma la prossima volta, se le nostre segnalazioni finiscono ancora nel nulla, mettiamo le automobili di traverso e blocchiamo la Cargo city».