Via dalla Brughiera: chiuso il Centro servizi

La Prealpina - 09/01/2017

malpensa I segnali sono inquietanti e non lasciano presagire nullo di buono. Dopo la chiusura del Milano-Roma, un annuncio che diventerà realtà dal prossimo primo di febbraio, Alitalia mostra un altro segnale evidente all’insegna dell’ennesimo depotenziamento della sua presenza in brughiera. Nei giorni scorsi, infatti, ha dismesso lo storico Cbc, un acronimo che sta per “Crew briefing center”, ovvero il centro per i servizi di equipaggi e tecnici. Posizionato in una palazzina lungo la strada di collegamento tra T1 e T2, era un luogo assai affollato da piloti e assistenti di volo quando Malpensa era l’hub del Nord della compagnia di bandiera. Ma dal dehubbing in poi è diventato a poco a poco sempre più una landa desolata, direttamente proporzionale alla lenta ma continua fuga di Alitalia dalla brughiera avvenuta negli ultimo otto anni. Che senso aveva continuare ad avere un Cbc se ormai la presenza del vettore a Malpensa si è ridotta a soli tre collegamenti intercontinentali (Abu Dhabi, New York e Tokyo)? Ma a questo punto che senso ha, con questi numeri, continuare ad avere una base a Malpensa? Nella politica in atto in Alitalia, votata al drastico taglio dei rami secchi, il prossimo passo è proprio il rischio di perdere la base, peraltro ormai ridotta a un ufficio al T1 (teatro del blitz leghista a colpi di volantini il primo novembre del 2014 nel pieno caos politico provocato dal decreto Lupi) e poco altro. È questa l’indicazione che sta filtrando negli ambienti romani a cinque giorni dall’incontro tra i vertici Alitalia e sindacati per la presentazione del nuovo Piano industriale. Non è ancora chiaro se siano interessati soltanto i dipendenti o anche i voli di lungo raggio rimasti. Si tratta di un’indiscrezione che l’11 potrebbe essere smentita dal Piano industriale, oppure confermata con tutti i dettagli.

Intanto lunedì il dossier approderà al ministero per lo Sviluppo economico, in una riunione alla quale parteciperanno oltre al ministro Carlo Calenda, anche il suo collega ai Trasporti e Infrastrutture, Graziano Delrio. Al centro del confronto il numero della nuova ondata di esuberi che, stando a fonti sindacali, potrebbe persino superare le 2mila unità. Se dunque nella politica di contenimento dei costi rientrerà anche la base di Malpensa, il rischio è che nel numero complessivo di esuberi finiranno anche gli oltre 250 dipendenti di volo dislocati sullo scalo varesino, a cui bisogna aggiungere lo staff che serve a gestire la base stessa. Il Piano industriale prevede una riduzione di costi complessiva (diversi dal personale) che nel 2021, a regime, porterebbe risparmi per un miliardo circa. E ancora una volta, Malpensa, finirebbe tra gli agnelli sacrificali.