Verso le nuove Camere«Vogliamo restare soli»

La Prealpina - 21/10/2016

Restare autonomi ma accorpando l’area del Legnanese, affine per produzione, territorio e infrastrutture: insomma, sì all’area vasta fra Varese e Altomilanese, no al matrimonio con Como e Lecco. Il presidente della Camera di commercio di Varese, Giuseppe Albertini, vede di buon occhio l’appello lanciato dal consigliere e segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri. Quest’ultimo, nel suo intervento sulla Prealpina dedicato alle Province e agli enti camerali, ha caldeggiato la proposta di coinvolgere il Legnanese nell’area vasta di Varese. Non una provocazione «ma la ricerca di una risposta all’esigenza di tenere uniti Basso Varesotto e Altomilanese». E ancora: «La costruzione delle nuove istituzioni deve rispettare le identità territoriali, l’omogeneità del sistema economico-produttivo. Ed è logico che vada definito in parallelo alla riforma del sistema camerale e delle amministrazioni periferiche dello stato. Altrimenti il rischio è quello di costruire sistemi di rappresentanza a geometria variabile che provocherebbe ingovernabilità». Così l’esponente del Pd, che ha creato un dibattito alla vigilia della scure che il Governo farà calare (per la riforma le Camere dovranno passare a breve da 105 a 60), anche se sembra ormai sicuro che Varese si salverà senza l’obbligo di unirsi ad altri vicini. La decisione sui territori ovviamente resta politica, ma Albertini ribadisce che ci sono i numeri per continuare il viaggio senza compagni, pur in una revisione generale del sistema.

«Possiamo farcela da soli, lo abbiamo dimostrato con un piano di sostenibilità, pur con il dimezzamento del contributo camerale delle imprese – ha rivendicato -. Legnano è periferia di Milano, ora non è valorizzata, si sente abbandonata: potrebbe rientrare a pieno titolo anche nella nostra area vasta, allargando la platea di aziende e garantendo fondi più corposi. Sarebbe l’ideale per un territorio policentrico come il nostro per creare zone omogenee fra loro. Milano viaggia verso Monza e Lodi, Como verso Lecco, noi guardiamo naturalmente all’Altomilanese».

Certo, l’ideale era arrivare alla riforma camerale con quella delle ex province già conclusa, così da incastrare un puzzle nella stessa posizione. Ma la strada tracciata sembra chiara. «È giusto seguire la territorialità e porteremo queste istanze in Consiglio – aggiunge l’artigiano e numero uno di piazza Monte Grappa -, pur con la disponibilità, in una fase di ristrutturazione, a pensare a operazioni di risparmio a livello operativo, per continuare a fare il bene delle nostre sessantamila imprese».