Veddasca, uniti per il parco

La Prealpina - 23/01/2019

MACCAGNO CON PINO E VEDDASCA – L’idea lanciata dal sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera, quella di creare un parco istituzionale proprio nel cuore della Veddasca, è stata discussa ieri mattina in municipio alla presenza di uno studioso del settore, Gabriele Brambini. Il laureando in scienze naturali all’Università di Pavia ha infatti illustrato al primo cittadino una proposta che potrebbe vedere coinvolto anche il vicino Ticino, visto che la Veddasca parte dal territorio svizzero di Neggia. «La parte italiana – ha spiegato Brambini, che è pure operatore del Cai Luino – rientra nella rete europea “Natura 2000”, classificata come Zsc, Zona Speciale di Conservazione della biodiversità attraverso la conservazione proprio di determinati habitat di circa 15.000 ettari che non insistono sul territorio di Maccagno. La volontà di costituire non solo un parco turistico ma anche scientifico permetterebbe di lavorare a stretto contatto con le università, valorizzando e sviluppando ulteriormente l’osservatorio astronomico di Monteviasco, l’in – cubatoio dei pesci di Maccagno, della cui salvezza molto si è discusso, offrendo anche opportunità di lavoro all’interno di quella che dovrebbe essere la gestione forestale di un territorio dove la vegetazione cambia con le fasce altitudinali, passando dalle conifere, betulle e ontani, agli arbusti fino alla prateria alpina». La spiegazione di quanto si desidera fare tiene conto anche del ruolo dei cacciatori, con cui si potrebbe instaurare una collaborazione con la costituzione di un tavolo di lavoro che non li escluderebbe affatto, come ha ribadito Passera, ma tenendo sempre la natura al primo posto. Brambini spiega che si dovranno creare campagne di studio per una gestione più accurata del patrimonio, per impedire – fatta salva la scellerata volontà di incivili – il propagarsi di incendi in aree di grande pregio anche dal punto di vista faunistico. «In questi boschi – chiosa lo studioso – esistono cervi, caprioli, camosci, volpi rosse, tassi, martore, e specie non così conosciute forse, come il gallo forcello, tutti animali da tutelare. Penso al laghetto di Montagnola, che in parte è disposto a torbiera e che vede al suo interno specie botaniche e anfibi particolari. Credo che davanti a un progetto del genere la politica tutta debba interessarsi, considerandola un’importante occasione non solo di tutela del territorio ma anche di rilancio occupazionale e turistico». Passera, che da tempo pensa a questo progetto, ha ribadito che è sostanzialmente a costo zero: «Regione ed Europa prevedono già aiuti ed interventi per questo genere di attività che non possono essere demandate solo ad enti locali come la Comunità montana, considerando pure che noi abbiamo un territorio davvero vasto. Io credo molto nella costituzione di questo parco, credo addirittura che potrebbero essere coinvolti i vicini svizzeri che da sempre mostrano sensibilità su questo tema e con i quali abbiamo già aperto canali di comunicazione su infrastrutture, turismo e attività didattiche. Sono altresì felice che un giovane come Gabriele, che è del paese, stia utilizzando il suo tempo a favore della nostra comunità per approntare un progetto valido da proporre ai nostri cittadini e alla comunità scientifica».