«Vecchi reparti: quale futuro?»

La Prealpina - 02/08/2016

MalpensaFiere forse non è l’opzione migliore. Non piace alla gente, non piace ai proprietari (Camera di commercio Varese) né a chi organizza esposizioni. E nemmeno al sindaco di Busto.

Ma per il nuovo ospedale unico non è quella l’unica area di cui si parla. Ce n’è una in territorio gallaratese (i terreni sulla 336 per i quali sono partiti ricorsi da venti milioni di euro) e una in territorio bustese (di cui Emanuele Antonelli preferisce non fornire indicazioni, perché non appartiene al Comune).

Tutto è da decidere. Per prima cosa occorre capire se il nuovo ospedale s’ha da fare. Il 2 settembre il governatore Roberto Maroni verrà a visitare il Circolo e il Sant’Antonio Abate. La data è fissata.

«Lui si è detto interessato e noi lo siamo – spiega Antonelli – La location non è decisa, quella su MalpensaFiere pare più una boutade, non ci sono indicazioni in merito e io non ho mai parlato di quegli spazi. Camera di commercio ha in corso contratti e potrebbe essere danneggiata da tutto questo polverone. C’è un’altra area in Busto, ma l’ipotesi appare ancora remota. I dubbi riguardano più che altro cosa accadrà della vecchia sede: a Busto copre spazi enormi». Si teme di finire come Legnano, dove il nuovo ospedale sorge in mezzo ai campi e il vecchio ancora non ha destinazione? «Esatto. Non voglio trovarmi in quelle condizioni – precisa Antonelli – Se avremo un ospedale più moderno saremo tutti contenti, perché il Circolo non si può più allargare, ha padiglioni ridotti male e costi alti di gestione. Oggi pare servano meno letti del passato, tutto va studiato per accogliere delle eccellenze. Inoltre, se partire con strumenti moderni porterà a risparmi di dieci milioni all’anno ben venga».

Sul fronte gallaratese, il sindaco Andrea Cassani pare sulla stessa lunghezza d’onda. «Su MalpensaFiere non faccio una battaglia, volendo ci sono aree 336 su cui pendono ricorsi da 20 milioni di euro per la variante al Pgt di Guenzani che potrebbero essere usate. E’ l’unico spazio che in Gallarate possa essere utile. Inoltre è a trecento metri da MalpensaFiere: per la logistica cambierebbe poco».

Cassani ha una certezza: «Sicuramente non si utilizzerà la ex caserma dell’aeronautica. Il mio predecessore Guenzani fece questa uscita, ma viale Milano è già congestionato in situazioni normali, figuriamoci con un ospedale. Quella della 336 è l’unica area che viene in mente, confinante con Busto, ed è vastissima».

Maroni dice che dovete convincerlo? Cosa contate di fare? «Bisognerà capire bene cosa accadrà delle aree attuali, ha ragione Antonelli. Il Sant’Antonio Abate è pressocché in centro: potrebbe diventare un parco o accogliere edifici residenziali. Le volumetrie sono notevoli».

Maroni non esclude di mantenere presìdi di pronto intervento: che ne pensa? «Per noi va bene, ma se l’ottica è di razionalizzare i costi credo che tutti i reparti dovrebbero trovarsi nella stessa sede. Adesso è presto, non possiamo fare i conti senza l’oste che è la Regione. A me sindaco preme dare una struttura adeguata ai cittadini di Gallarate e del circondario».

Come mai si parla da anni di questo progetto e ora basta una vostra lettera a scomodare il governatore? «Perché siamo bravi!», ironizza Antonelli. Mentre Cassani ammette che «i buoni rapporti con Maroni magari influiscono». «Non siamo arrivati a nulla – precisa – Lui verrà a fare un giro, vedremo di convincerlo. Domenica sono stato al Sant’Antonio Abate a trovare una persona, la situazione non è bellissima. Se si riesce a migliorare, ben venga».

Gira con insistenza la voce che la Regione voglia stornare fondi dalla Varese oggi di centrosinistra, quelli destinati a piazza, teatro e caserma, per darli a voi: cosa c’è di vero? «Non penso che non rispetti gli accordi di programma già firmati – replica Cassani – Se mi chiedete se io sarei contento di avere i fondi, chiaramente risponderei di sì. Ma non credo che avvenga per questa strada».