Varesini con più soldi

La Prealpina - 14/01/2021

C’è un solco che attraversa la provincia di Varese. è quello che separa chi può contare su risorse finanziarie abbondanti e chi, invece, si trova a fine mese con i conti che non tornano.

Ricchi e poveri, insomma. E, a quanto pare, i primi continuano ad accumulare denaro. Così sembra, per lo meno, guardando i numeri elaborati dall’ufficio studi della Camera di commercio di Varese. In quello che per l’economia mondiale e locale è l’annus terribilis. il risparmio in provincia cresce e raggiunge i 24 miliardi di euro. I

l balzo in avanti è considerevole negli ultimi sei mesi dell’anno, attestandosi a un + 5,3% rispetto al mese di marzo. Una cifra superiore rispetto a
quanto accaduto nel resto del Paese, dove i ricchi hanno aumentato le loro risorse del 4,3%.


«È vero che Varese è da sempre considerata una provincia ricca – spiega Rossella Locatelli, docente del dipartimento di economia dell’Università dell’Insubria – ma questi numeri vanno letti, innanzitutto alla luce
dell’emergenza che stiamo vivendo. Le chiusure e le incertezze abbassano inevitabilmente la propensione al consumo, che viene rinviato». Meno spese, più denaro da mettere da parte. A patto, però, che se ne abbia a disposizione. «L’altro elemento da tenere in considerazione – prosegue Locatelli – è il fatto che durante situazioni di crisi, si ha la tendenza a
una distribuzione disomogenea della ricchezza. Il fenomeno si accentua e si allarga il solco sociale».

Del resto, anche la provincia di Varese non è esente dalla crisi. Se è vero che la tradizione industriale é solida, così come lo sono molti patrimoni familiari, é sotto gli occhi di tutti la pesante incertezza che aleggia sul
mercato del lavoro, la grave crisi di Malpensa, l’industria più importante della provincia, e le attività commerciali e del turismo messe in ginocchio. Insomma, le difficoltà ci sono tutte.

E si vedono anche da un altro numero, quello relativo agli impieghi bancari che si attestano a 19 miliardi e 920 milioni di euro, in crescita del 2,3 per cento. «Sono chiaramente legati ai prestiti concessi con le garanzie statali – sottolinea Locatelli – Per le aziende più piccole e per le attività alle prese con chiusure e mancati incassi sono serviti per la sopravvivenza. Per le aziende più strutturate e accorte, invece, si è trattato di ottimizzare la gestione. E non è un caso che gli indicatori nazionali ci dicono che la liquidità delle aziende risulta in aumento».

Certo ora, guardando ai prossimi mesi le preoccupazioni restano. «La nostra provincia ha sempre mostrato intraprendenza – conclude
Locatelli – ma è indispensabile che chi ha responsabilità di governo metta in campo una progettualità a lungo termine chiara e la smetta di farsi dispetti»