Varesina per amore, sulle ali della libertà

Margherita Margot Acquaderni è la prima donna scelta per inaugurare l’appuntamento domenicale con le figure femminili che fanno grande il nome di Varese. Margot, come la chiamano tutti, ha quattro mila ore di volo alle spalle, 32 record italiani e sei partecipazioni ai Campionati del Mondo. Dal 2013 è presidente dell’Aero Club Adele Orsi (Acao), che ha sede presso il Volo a Vela di Calcinate del Pesce, nonché prima donna a presiedere un aeroclub in Italia. La donna dei record: cosa si prova a essere un’eccellenza in uno sport praticato soprattutto da uomini e ricoprire un ruolo a cui molti volavelisti ambirebbero. Il fatto di essere l’unica donna in un ambiente prettamente maschile non mi è mai pesato molto, forse per il mio carattere. Ho iniziato a volare giovanissima e, magari all’inizio, ho subìto un po’ la paura che una donna non potesse essere all’altezza di determinate situazioni. La frequentazione di ambienti internazionali in cui la cultura aeronautica era più sviluppata e praticata anche dalle donne, mi ha aiutato. È stata un’immensa soddisfazione la nomina a presidente dell’Acao, prima donna a ricoprire un ruolo simile in Italia. Grande onore, ma anche grande onere. Ho accettato questo incarico perché, dopo la morte di Giorgio Orsi, la famiglia desiderava che il testimone passasse a qualcuno vicino ai genitori, qualcuno che conservasse quello spirito con cui il tutto era stato creato. E lei conosceva Adele Orsi prima ancora di scoprire Varese. La nostra amicizia è iniziata quando ero una ragazzina. Sono figlia d’arte, mio padre era un pilota di aeromotore e di aliante. Ho cominciato a volare quando le donne in questo sport erano pochissime e Adele era un punto di riferimento. Meravigliosa, sempre alla ricerca della perfezione e importantissima per questo sport. A Varese ha fondato un gioiello che è primo in Italia e da sempre riferimento per il volo a vela nazionale ed europeo. Tanto grande come persona quanto riservata. Ad Adele devo molto. Io sono di Bologna e ricordo che mi chiamava alle cinque del mattino per tentare i record con lei e io mi mettevo in viaggio verso Varese. Per comodità, quindi, ha poi deciso di trasferirsi in città? In realtà per amore. Ho conosciuto mio marito (il varesino Antonio Caraffini) a 20 anni durante la mia prima gara di volo a vela e abbiamo deciso di far crescere qui la nostra famiglia e coltivare questa passione che ci accomuna. Se non avesse volato anche lui non avrei mai potuto continuare con questo sport che richiede molto impegno e ore passate tra le nuvole. Ho ridotto il tempo in volo solo per un breve periodo, quando avevo i bambini piccoli. Anzi con Camilla, la mia primogenita, ho volato fino al sesto mese di gravidanza e sarà forse per questo che adesso odia volare. Anche gli altri miei due figli, Alessandra e Stefano, non hanno seguito le mie orme. Confido invece nei nipoti che già impazziscono per il volo. Non è certo uno sport per tutti: se pensiamo al volo, la prima cosa che viene in mente è un grande coraggio. Forse per questo non è molto praticato nonostante in città ci sia una struttura d’eccellenza. In generale in Italia manca una cultura aeronautica. Noi viviamo nella provincia con le ali ma di giovani che volano non ce ne sono tanti. Eppure il volo a vela è uno sport che insegna molto e non è pericoloso nella misura in cui si rispettano le regole e la natura. Educa anche a una sana condivisione. Da presidente dell’Acao si è distinta dando al Club una marcia in più, soprattutto nella direzione di un’apertura all’estero. Come si è mostrata la città a livello di accoglienza? Abbiamo dato vita alle gare internazionali che prima erano più sporadiche, quest’anno abbiamo ospitato il seminario dell’associazione più importante al mondo delle donne pilota. Eventi che hanno portato in città persone da tutto il mondo e Varese si è mostrata all’altezza. Siamo sempre stati affiancati dalle istituzioni e dalla rete dell’ospitalità. Quello che manca, e che spero con questa Sport Commission si muova, è la rete tra le offerte di Varese legate allo sport. La cosa di cui va più orgogliosa e che la rende fiera, come donna, del ruolo che ricopre? Faccio tutto con passione e per riconoscenza nei confronti di Giorgio e Adele Orsi e i soci rispondono benissimo alle mie iniziative. Sono orgogliosa di avere avuto la possibilità di aprire al sociale con una scuola per disabili. Abbiamo un aliante adatto ai portatori di handicap e sentirsi dire che volando si sono dimenticati di essere su una sedia a rotelle è la gioia più grande. Regalare quella sensazione di libertà che solo il volo ti da è il riconoscimento maggiore