Varese – Vita, quanto mi costi

La Prealpina - 27/07/2022

Bollette, biglietti di viaggio e carrello della spesa: la quotidianità per i varesini si fa sempre più cara. A confermarlo è una ricerca dell’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio. E basta osservare un dato: il “Nic” (indice Nazionale dei prezzi al consumo per l’Intera Collettività), che in provincia di Varese segna a giugno 2022 un +8,4% rispetto allo stesso mese del 2021 e un +1,6% rispetto a maggio di quest’anno; per i beni energetici si parla addirittura di un +51,9% su giugno 2021 e un +4% su maggio di quest’anno. In particolare, i prodotti che a Varese, tra il giugno 2021 e lo stesso periodo di quest’anno, hanno registrato il maggior aumento dei prezzi sono quelli relativi all’aggregato “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+30,3%). A seguire: “Trasporti “(+13,9%), “Servizi ricettivi e ristorazione “(+9,9%) e “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+7,9%).

D’altra parte lo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia ha portato, com’è risaputo, a diversi effetti economici anche nei Paesi dipendenti dagli scambi internazionali di materie prime ed energetiche. Non si può tuttavia più parlare solo ed esclusivamente di caro energia. Le conseguenze negative sul portafogli dei varesini si fanno sentire – eccome – anche a causa del rincaro dei prezzi sul consumo alimentare. Un effetto volano, dunque.

E così il carrello della spesa diventa sempre più pesante: ma non in termini di quantità di prodotti acquistati, bensì in fatto di aumento dei prezzi. Insomma, in provincia fare la spesa costa sempre di più. Qualche esempio? Il pane e i cereali hanno subito un incremento a giugno di quest’anno e rispetto allo stesso periodo del 2021, del 9%. Ma anche comprare la carne ci costa molto di più rispetto all’anno scorso e, in pratica dobbiamo, preventivare un esborso aggiuntivo del 10%. Per non parlare del burro: +19%. Nel caso in cui volessimo invece acquistare un chilo di pesche, teniamo conto che – mediamente – l’operazione ci costerà il 25% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Molto salato, poi, il conto per le pere (+21,5%) mentre le arance ci costeranno “solo” il 12% in più. Non possiamo sorridere neppure mentre ci gustiamo un rinfrescante gelato, che peserà come spesa – sempre in valori medi – l’8,4% in più rispetto all’anno scorso. Dai rincari non è viene risparmiato neppure il pane fresco, che registra un aumento di oltre l’11%. Un litro di latte “intero” ha ora un prezzo del 5,7% più alto, mentre “scremato” di un +1,3%; il “latte conservato” ci costa addirittura il 10,7% di più rispetto a quanto lo pagavamo esattamente un anno fa. Ovviamente preoccupa l’aumento del costo dell’energia elettrica, schizzato ad un +91% rispetto al dato di giugno 2021. E’ diventato anche molto più caro viaggiare: i biglietti, ancorché diversificati tra i vari mezzi di trasporto, sono cresciuti del 13,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Venegoni (Liuc): «Nessuna frenata nei prossimi mesi»

«Almeno fino a fine anno è difficile pensare che ci possa essere una battuta d’arresto dell’inflazione». Ad esserne praticamente sicuro, dati alla mano e vista la situazione geopolitica, è Andrea Venegoni, Direttore del Centro sullo Sviluppo dei Territori e dei Settori della Liuc Business School.

«Stiamo assistendo a un fenomeno la cui causa non va fatta coincidere esclusivamente con l’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina – spiega il docente della Liuc – Ricordiamoci che i primi rialzi dei prezzi sull’energia e sulle materie prime sono iniziati già dall’autunno 2021. È chiaro che poi il conflitto ha nettamente peggiorato la situazione, innescando un meccanismo di concatenazione che ora coinvolge tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana». Il triangolo di base, comunque resta quello composto da energia, materie e prime e cereali. Da lì si innesca poi la fiammata del carovita che si ripercuote sui beni di consumo della vita quotidiana. «È una spirale che si è irradiata in questi mesi – continua Venegoni – e, al omento, la via di uscita è incerta». Sì perchè la frenata dei prezzi è appesa a un filo che appare alquanto sottile. «Dal momento che l’origine di tutto è legata ai costi dell’energia e del gas – spiega il docente universitario – l’andamento dei prezzi oggi è legato alla parabola della guerra e alle ritorsioni sulle forniture di gas all’Europa. Riuscire ad essere sempre più indipendenti da questo punto di vista deve diventare un obiettivo primario ma chiaro che non è raggiungibile in tempi brevi. Tra l’altro la Russia potrebbe ulteriormente chiudere i rubinetti del gas e a quel punto anche le produzioni industriali potrebbero essere a rischio riduzione». C’è un modo per tamponare gli effetti negativi sui bilanci delle famiglie? «È difficile da arginare perchè le cause sono fuori dai nostri confini – sottolinea ancora Venegoni – Il governo può intervenire in aiuto del potere d’acquisto delle famiglie con tagli alla pressione fiscale, come accaduto per le accise della benzina. Anche il decreto che dovrebbe essere approvato a breve, con il taglio dell’Iva su alcuni prodotti va in questa direzione. È l’unica via possibile».