Varese, un Pil strepitoso

La Prealpina - 26/07/2020

Il premier Matteo Renzi, nella recente intervista alla Prealpina, parla del territorio varesino, raccogliendo il grido di dolore degli imprenditori che ritengono insufficienti le misure del Governo per la ripartenza.
«Capisco la loro preoccupazione: bisogna immettere fiducia nel sistema
e sostenere il posizionamento sul mercato interno e estero dei settori strategici. La provincia di Varese è una colonna della crescita europea». Così dice il senatore di Italia viva: e come dargli torto davanti a una provincia
con la produzione nel Dna, tanto da avere la forza economica di intere piccole nazioni europee?

Quindi quanto vale Varese? Poco più di 24 miliardi di euro secondo
i dati dell’Istat aggiornati al 2019: per essere precisi 24,027 miliardi,
in crescita rispetto all’anno precedente quando si arrivò a 23,782. La variazione positiva è dell’1 per cento, la quota varesina sulla Lombardia è 6,8 per cento, 1,5 sull’Italia intera, questi ultimi due dati in lieve calo in un anno.
L’Istituto nazionale di statistica in realtà non parla di Prodotto interno
lordo, ma per le province analizza il “Valore aggiunto”, che è sempre la fotografia della ricchezza prodotta da un territorio in base ai fatturati delle aziende dei diversi settori.

Uno spaccato interessante anche per inquadrare le tipologie più diffuse
fra le 57.790 imprese iscritte al registro della Camera di commercio.
Se la quota dei servizi è dominante, con il 67,2 per cento, anche
l’industria con il suo 28,7 per cento non solo resiste ma è una
delle più forti nel sistema Paese, superiore alla media italiana del
20 per cento. Le costruzioni seguono con il 3,5 per cento e l’agricoltura
è appena lo 0,5 per cento. Eppure ha saputo ritagliarsi un ruolo importante nelle nicchie produttive di altissimo livello, coinvolgendo sempre di più i giovani e puntando su agriturismi, enogastronomia di pregio e accoglienza
in stile campestre-chic.
Insomma, un territorio in salute che continua a produrre nonostante
le difficoltà di media e lunga distanza.
Un territorio che deve affrontare lo tsunami post virus, fra ammortizzatori
sociali, divieto di licenziamento e difficoltà magari a riconvertirsi o impiegare in modo nuovo i collaboratori.
Un esercito che reclama attenzione ma non vede di buon occhio le
varie forme di assistenzialismo. Le misure di sostegno non devono tradursi in un “brodo” da allungare in attesa di tempi migliori, ma dare sollievo alla liquidità per prepararsi a nuovi investimenti.
Chissà se a Roma c’è davvero una visione esatta di questo mondo multiforme.

Il presidente Lunghi «Non riconoscimenti ma fatti e infrastrutture»

«Fa piacere sentire queste parole, fa piacere notare che anche i politici si accorgono del valore del nostro territorio, ma dovrebbero ricordarselo sempre, non solo quando vengono sollecitati».

Fra orgoglio e legittime puntualizzazioni, il presidente della Camera di commercio Fabio Lunghi commenta le parole dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi sulla forza economica della provincia. «Una forza che deriva dal fatto che noi siamo bravi a lavorare con il mondo intero, come dimostra l’export. Siamo bravi a fare ricerca e sviluppo, a inventare e produrre delle creazioni di alta qualità grazie a imprenditori con una
visione. Ma questo universo ha bisogno di sostegno, non certo di assistenzialismo. E bene ha fatto il senatore Renzi a ricordare che bisogna
investire sul lavoro e non sul reddito di cittadinanza. È un politico giovane,
che conosce l’impresa. Ma non siamo in cerca di riconoscimenti o di
complimenti: il nostro territorio ha bisogno di fatti concreti, di investimenti
nelle infrastrutture, per completare collegamenti e opere attese da troppo tempo».