Varese – Un mercato a metà

La Prealpina - 22/05/2020

Tre ingressi e una settantina di banchi contro i centoquaranta soliti. Ieri, per la prima volta, il mercato di Varese è tornato a una parvenza di normalità.
E sono ritornati anche i banchi di abbigliamento, accessori, calzature e casalinghi, oltre a un maggior numero di clienti. Complice anche il giovedì festivo in Svizzera, la bella giornata e la voglia di tornare in piazzale Kennedy, i varesini hanno risposto “presente”. Per compere o, semplicemente, per farsi un giretto.
Dire, però, che si è tornati alla situazione precedente è francamente troppo. Lo si capisce subito.
Per esempio, si poteva entrare e uscire soltanto dai tre ingressi collocati in testa al mercato, verso viale Milano, in fondo nei pressi di via Bainsizza e a metà. Tutto il resto del perimetro è chiuso con delle transenne. Ai varchi, due volontari della Protezione civile controllano la temperatura corporea. Se si superano i 37,5 gradi, si chiede di pazientare un attimo all’ombra e di ritentare. Se durante la seconda prova, il termometro non scende, interviene la Polizia locale ma, di certo, non si entra.
Fra i banchi, oltre ai prodotti, qualche ambulante mette a disposizione un detergente per le mani, altri regalano delle salviettine igienizzanti.

«Devo dire che il Comune – spiega Rodolfo Calzavara, presidente provinciale di Confcommercio Fiva, la categoria degli ambulanti – ha ascoltato le nostre proposte e sistemato alcune criticità, aggiungendo degli ingressi e scongiurando che il cantiere delle stazioni spaccasse in due il mercato. I lavori si svolgeranno soltanto in fondo e chi dovrà spostarsi, andrà più in alto, in base all’anzianità».
Ieri comunque i posti vuoti erano molti: «Per una settimana – ha aggiunto Calzavara – si è deciso di vietare l’ingresso degli spuntisti, per evitare un numero maggiore di banchi e vedere come andavano le prime volte con le nuove disposizioni che obbligano alla distanza di un metro fra un banco e
l’altro. Inoltre siamo alla fine del Ramadan, quindi molti islamici hanno deciso di rinunciare. Infine, tanti stranieri che erano tornati a casa a marzo, sono ancora in regime di chiusura nel loro Paese, come in India, Bangladesh o Cina e, quindi, chissà quando potranno tornare. Le loro assenze, comunque, non saranno conteggiate».
Un’altra differenza rispetto al solito è la chiusura alle 18 anziché alle 18.30 che, comunque, non ha influito sull’affluenza. «Non mi aspettavo così tanta gente. È un buon inizio per tornare, piano piano, alla situazione di prima», afferma Francesco Margarone, mentre Marco Passacquale sottolinea: «La gente è un po’ spaesata ma, fortunatamente, è tornata».
Più pessimista, invece Nicola Montecalvo: «Riaprire è una bella notizia, ma la gente è poca e, soprattutto, non spende quasi nulla. Speriamo di migliorare con le prossime settimane».