Varese Turismo – Valceresio scolpita

La Prealpina - 19/11/2021

Le montagne della Valceresio continuano a riservare sorprese e, grazie all’occhio lungo e a un pizzico di creatività di alcuni appassionati e alla pazienza nel cogliere l’attimo giusto, sono emerse delle notevoli “sculture” naturali. Questo fenomeno ha anche un nome: si chiama pareidolia e si tratta sostanzialmente di un’illusione scaturita dal subcoscio che tende a ricondurre a forme note degli oggetti o dei profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale. Nel caso della valle a nord di Varese si segnalano due complessi rocciosi di medio-grandi dimensioni, a Bisuschio e Cuasso al Monte, e una pietra ritrovata lungo un sentiero ad Arcisate.

Sicuramente il più impressionante è quello che è stato ribattezzato come il “Moai” di Bisuschio. Sostanzialmente, lungo il versante valceresino del Monte San Bernardo e del Minisfreddo, in mezzo al bosco spunta uno sperone di roccia che, se osservato la mattina presto di lato e precisamente dalla rotatoria della nuova tangenziale in direzione di Porto Ceresio, sembra una delle famose sculture dell’Isola di Pasqua. In questo caso, però, non si tratta di opera dell’uomo e l’Oceano Pacifico è lontano anni luce, ma il fenomeno è tutto frutto della natura: in effetti la somiglianza a un volto umano è impressionante. Anche senza troppa immaginazione, infatti, si può notare un viso particolarmente allungato dove spicca il naso, lo zigomo e l’occhio mentre, in alto e in basso, la presenza di qualche alberello e arbusto, regala al testone di colore biancastro un tocco di “capelli” e di “barba”.

L’altro “guardiano” della Valceresio, trovato da Giuseppe “Pepe” Genovese e dal suo gruppo di appassionati delle montagne, è sta ribattezzata come “La Sfinge” di Cuasso al Monte. Stavolta, però, per ammirarla, bisogna camminare almeno un’ora abbondante per raggiungere la zona delle Rocce rosse, situata sopra l’ospedale e la frazione di Mondo Nuovo. In questo caso il viso roccioso è più pienotto, con naso e occhio ben visibili e una colorazione fra il rosso e l’arancione, tipica del porfido delle montagne cuassesi.

Infine l’ultimo ritrovamento è anche quello un po’ più complicato da trovare, soprattutto in questo periodo, quando le foglie morte dell’autunno stanno ricoprendo i sentieri un po’ ovunque. Per terra, infatti, salendo dalla chiesa del Lazzaretto di Arcisate e a poche decine di metri dalla Prima cappella, si può notare una pietra fortemente levigata dove, in cima si sono formate delle crepe e delle insenature, come a disegnare delle dita di un arto inferiore. Il tutto ha formato il cosiddetto “piede del Ciclope”, una forma rocciosa che, appunto, assomiglia tantissimo a un piedone.

E pazienza se quanto osservato deriva soltanto da una tendenza istintiva e automatica a trovare strutture ordinate e forme familiari in immagini disordinate. Le fotografie scattate testimoniano qualcosa di assolutamente spettacolare, a conferma dei tanti tesori presenti, magari un po’ nascosti, nell’alto Varesotto.