Varese – Shopping, finito l’effetto Covid

La Prealpina - 10/09/2020

Un conto è la tendenza dei consumatori ad acquistare online, un altro è la propensione dei commercianti a investire in questo settore. Possono sembrare due aspetti che vanno di pari passo – cresce la domanda, cresce anche l’offerta – ma non è affatto così. E il motivo è presto spiegato: i piccoli negozi non possono competere con i colossi dell’e-commerce. È questo uno dei punti principali che spiega come mai, finito il lockdown, a Varese i dati sulle vendite online registrati dai commercianti con vetrine “virtuali” oltre che reali siano tornati ai livelli precedenti l’emergenza Covid.

Vetrine virtuali

A spiegarlo è Marco Parravicini, fiduciario di Ascom Varese e a sua volta specializzato nel settore dell’e-commerce: «Sicuramente – afferma – durante la fase del lockdown c’è stato un incremento delle vendite online per i negozianti attivi su queste piattaforme. In particolare hanno registrato un aumento pure i cosiddetti negozi di prossimità: i consumatori consultavano i siti come una sorta di catalogo e poi si facevano recapitare a casa i prodotti scelti. Molti clienti hanno optato per questa soluzione, conoscendo già il negoziante in questione e sapendo di potersi fidare». Ma una volta terminata la chiusura totale dettata dalla pandemia, i numeri sono tornati in linea con quelli precedenti: «Le persone hanno ricominciato a frequentare i negozi – prosegue Parravicini – e a fare acquisti lì, magari dopo aver visto da vicino quel gioiello preciso o aver provato quel particolare capo d’abbigliamento».

Amazon e i colossi

Eppure i numeri del commercio online, su scala globale, sembrano in crescita costante: «Se ci riferiamo ai negozi di prossimità, non è così – ribatte il fiduciario di Ascom Varese -. Il grosso di questa partita è giocato da colossi del settore, come ad esempio Amazon, ma lì non c’è competizione».

Una tassa di equità

Cioè? «Si tratta di aziende che hanno un trattamento fiscale, concesso dall’Italia, esageratamente favorevole: per questo non può esserci gara con qualunque altra azienda del territorio. Un articolo venduto sul sito di un negozio italiano non potrà costare come su Amazon, perché lì c’è una tassazione pressoché nulla. Per questo motivo da tempo si parla di una Web Tax, ossia un sistema che possa riequilibrare la situazione delle vendite online da parte delle multinazionali, permettendo una concorrenza leale». Per i negozi tradizionali quello dell’e-commerce è sicuramente un settore da non trascurare, ma che richiede un investimento rilevante: «Non si tratta certo di spedire un pacco tra una vendita in negozio e l’altra – conclude Marco Parravicini -, ma servono tempo e risorse: allestire il sito, preparare le singole schede dei prodotti, occuparsi del posizionamento, delle spedizioni e dei resi. I negozi tradizionali che su siti e social hanno un seguito rilevante, a fronte tra l’altro di un impegno notevole, sono davvero pochissimi».

E-commerce, fondi fino a domani

Regione Lombardia e Camere di Commercio lombarde hanno lanciato a fine giugno il bando “e-commerce”, per sostenere le imprese sui mercati esteri, in particolare nello sviluppo del commercio online, tra siti e app per mobile. Le risorse complessivamente messe a disposizione sono pari a 2.618.000 euro, rivolte a micro, piccole e medie imprese lombarde di tutti i settori economici. Il termine per presentare le domande di partecipazione è fissato per mezzogiorno di domani. L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto fino al 70% delle spese, con un massimo di 10mila euro, a fronte di un investimento aziendale di almeno 4mila euro. Le spese ammissibili spaziano tra varie tipologie: si va dalla formazione del personale all’acquisizione di forme di smart payment; dalla promozione per il canale export digitale, fino al posizionamento dell’offerta sui canali commerciali digitali verso i mercati esteri selezionati; passando per campagne di digital marketing e attività di promozione sui canali digitali. Tutte le spese devo essere fatturate e quietanzate dal 23 giugno 2020 al 31 marzo 2021. Ogni impresa può presentare una sola domanda di contributo, che sarà concesso con procedura valutativa a graduatoria sulla base del punteggio assegnato in fase di istruttoria tecnica. L’ordine di presentazione delle domande non influisce sulla graduatoria.