Varese scopre lo street food, ma solo di qualità

Il fenomeno “street food”, nuova tendenza dell’alimentazione 2.0, è ormai stato sdoganato anche Varese e provincia. L’indubbio successo delle due kermesse svoltesi nel breve volgere di un mese in piazza Repubblica – dal “Lake Street Food Festival” di maggio alla tappa nazionale del “Platea Cibis” dello scorso weekend – è davanti agli occhi di tutti. A certificare la crescita dell’alimentazione “on the road”, specie quella di qualità, risposta contemporanea per coloro che hanno poco tempo per sedersi a tavola ed un budget ridotto, ecco la diffusione nei giorni scorsi delle statistiche targate Coldiretti.

Statistiche, basate su dati Unioncamere e che arrivano fino al marzo 2016, in base alle quali nell’ultimo anno si è registrata una crescita record del 13% della cosiddetta ristorazione ambulante in Italia con ben 2.271 imprese impegnate nel 2016 nella preparazione di cibo per il consumo immediato presso banchi del mercato o con furgoni attrezzati.

Manco a dirsi, la Lombardia con 288 realtà e un incremento annuo del 26% è la regione italiana dove la ristorazione ambulante risulta essere più presente. Per la cronaca, sul podio salgono anche la Puglia (271) e il Lazio (237), mentre una diffusione consistente si ha anche in Sicilia (201), Campania (189), in Piemonte (187), Veneto (161) e Toscana (142).

«Che cosa posso dire? Ben venga l’opzione “street food”, In altre parole, siamo d’accordo, anche perchè non conta dove si mangia, ma quel che si mangia. Ovviamente, è nostro auspicio che si mangi sempre cibo sano e di cui si sappia tracciare la provenienza, meglio sedi fa uso di prodotti genuini e del nostro territorio e, perché no, espressione della dieta mediterranea», ha commentato Ferdinando Fiori, presidente varesino di Coldiretti Varese. Per poi chiosare: «Dico sì allo “stret food” perché agevola lo stare insieme e, in risposta al cibo standardizzato, fa conoscere tante antiche ricette della nostra tradizione culinaria, spesso reinterpretate in chiave contemporanea; se però questo fenomeno deve associarsi a cattiva alimentazione allora credo che sia meglio lasciare perdere e rivolgersi a canali più tradizionali».