Varese – Scommessa fotovoltaico

La Prealpina - 21/09/2022

Mentre l’Italia e l’Europa stanno cercando gas in ogni angolo del mondo per poter sopperire a quello che verrà meno dalla Russia e i costi delle bollette sono letteralmente impazziti, nel medio e lungo periodo, la strada indicata per essere indipendenti dall’estero passa, in parte anche dalle Comunità energetiche (Cer). In poche parole si tratta di un’associazione composta da enti pubblici locali, aziende, attività commerciali o cittadini privati, i quali scelgono di dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’autoconsumo, attraverso un modello basato sulla condivisione. Si tratta dunque di una forma energetica collaborativa, incentrata su un sistema di scambio locale per favorire la gestione congiunta, lo sviluppo sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale.

Le Comunità energeti sono state al centro, ieri mattina, a Ville Ponti di Varese del primo incontro della Settimana europea dello sviluppo sostenibile che prevede una ventina di dibattiti anche nel nostro territorio. Durante la mattinata si è parlato degli strumenti utili alle imprese e agli enti locali, dei benefici economici, ambientali e sociali delle Cer e delle possibili tecnologie da utilizzare anche nell’ottica di favorire la transizione sostenibile.

«L’obiettivo, oggi più che mai importante – ha detto Fabio Lunghi (nella foto) , presidente della Camera di commercio di Varese, che ha promosso gli incontri – è quello di produrre energia pulita, rinnovabile e a basso costo, mettendolo a disposizione di strutture e abitazioni vicine. E in provincia di Varese la tendenza sulla strada che si sta prendendo è già chiara: dal 2020 al 2021, il numero di impianti fotovoltaici e la potenza complessiva sono saliti di poco più del 10%, con il secondo valore che è il più alto tra le province lombarde».

D’altro canto, però, soprattutto a livello di privati si è ancora ampiamente indietro. «Guardando Varese dal satellite – ha affermato Paolo Zangheri, ricercatore di Enea – si vedono ben pochi impianti fotovoltaici. C’è molto da fare, perché l’obiettivo, parametrato sui numeri nazionali, è di coinvolgere 250.000 famiglie sulle 380.000 presenti nel Varesotto e quindi di installare 2 chilometri quadrati di pannelli solari», pari circa all’intera superficie del Comune di Clivio. Ovvero, come ha sottolineato Dino De Simone, del servizio studi e monitoraggio del sistema energetico di Aria Lombardia, «arrivare in dieci anni ad avere il 10% dei tetti delle case lombarde dotate di fotovoltaico». Ambizioso? Sì. Ma, evidentemente, anche necessario. «Certo – ha aggiunto De Simone – bisogna velocizzare, perché non è possibile che una risposta sulla paesaggistica arrivi, magari con un diniego, dopo mesi, oppure obblighi a installare dei pannelli di colore rosso». I vantaggi, però, una volta superati i soliti ostacoli burocratici appaiono chiari: risparmio del 30% sulla bolletta, e investimento ripagato in pochi anni, senza contare che «sulle Comunità energetiche – ha ricordato Emanuele Pizzurno, professore di Innovation management, alla Liuc – università Cattaneo – avendo una proprietà diffusa, c’è meno avversione della popolazione rispetto ad altri impianti, anche di rinnovabili».

Comunità energetiche

La prima Comunità energetica in Lombardia c’è già e funziona da qualche mese a Turano Lodigiano: «L’impianto – ha raccontato Fabrizio Prestinoni di Sorgenia – collega la palestra, il campo sportivo, trenta abitazioni e la parrocchia. Si risparmia e si crea energia sostenibile». Insomma, con tutto il rispetto, se ce l’hanno fatta in un paese di 1.800 anime, ce la possono fare tutti. E, stando a quanto emerso a Ville Ponti, in Lombardia c’è molto fermento su questa forma di autoproduzione e autoconsumo. «In poco tempo – ha affermato Armando Fiumara di Enel X Italia – siamo passati da pensare questo strumento come un’opportunità a una soluzione legata all’emergenza. D’altronde poter risparmiare il costo di 3-4 bollette all’anno, fa gola a tutti».

Per farle funzionare, serve equilibrio: «Ovvero un’aggregazione – ha aggiunto Alessandro Villa di Elmec Solar – dove le aziende che producano energie ma non ne consumino in pausa pranzo, il sabato e la domenica, quando le famiglie sono a casa. E viceversa». Qualche problema? Secondo Antonio Romeo del Consorzio per l’innovazione tecnologica delle Camere di commercio «mancano figure che possono seguire le normative giuridiche», mentre Roberto Rosanna di Erreci – Confartigianato Varese, che ha pure presentato un ampio progetto di collaborazione energetica tra imprese ha sostenuto come «servano amministratori in grado di gestire Comunità»

Più impianti rinnovabili ma la burocrazia rallenta l’eolico

Nel primo semestre del 2022 in Italia sono stati installati 1.211 megawatt di nuova potenza di fonti rinnovabili, il 168% in più rispetto allo stesso periodo del 2021: 1.061 MW per il fotovoltaico (+193%), 123 MW per l’eolico (+66%) e 27 MW per l’idroelettrico (+72%). Lo rivela l’Osservatorio Fer (Fonti di energia rinnovabili) di Anie Rinnovabili (l’associazione delle imprese della produzione elettrica a zero emissioni), sulla base dei dati di Terna.

Secondo l’Oseervatorio, per il fotovoltaico le installazioni di potenza inferiore ai 10 kW costituiscono il 34% del totale, quelle tra 10 kW ed 1 MW il 31% e quelle sopra 1 MW il 35%. Complessivamente sono stati connessi alla rete da gennaio a giugno 2022 quasi 74.000 impianti.

Le regioni che hanno avuto l’incremento maggiore di nuova potenza installata, rispetto allo stesso periodo del 2021, sono Basilicata (+611%), Sicilia (+599%), Sardegna (+1.180%) e Valle d’Aosta (+2.305%). Per valore assoluto si sono contraddistinte le Regioni Lazio, Lombardia e Sicilia rispettivamente con 142, 147 e 139 MW.

Per l’eolico, le installazioni di potenza superiore ad 1 MW sono l’82%. Gli impianti di taglia superiore realizzati nel primo semestre sono 5, tutti in Puglia: 4 nella provincia di Foggia e uno offshore a Taranto, dopo un iter autorizzativo conclusosi dopo 14 anni. Solo in Puglia si registra un trend crescente rispetto al primo semestre del 2021, periodo nel quale le Regioni a più alta ventosità (Basilicata, Calabria, Campania, Sardegna e Sicilia) registrano un eclatante stop della corsa all’eolico.

Per l’eolico «occorre lavorare sulla semplificazione delle autorizzazioni e sulla uniformità fra le Regioni. Le installazioni non possono dipendere da quali forze politiche sono al potere nella regione. L’altra sfida è l’individuazione delle aree idonee per le centrali eoliche. Devono essere tutte le aree che non sono state dichiarate non idonee» ha detto nei giorni scorsi a Roma il segretario generale di Anev, l’associazione delle imprese dell’eolico, Davide Astiaso Garcia. «Le autorizzazioni – ha aggiunto il presidente – sono l’elemento che rallenta l’eolico. Da anni c’è un calo dei via libera, per questo le installazioni sono fortemente rallentate».