Varese scippa a Como l’Archivio del Moderno. Minghetti al sindaco: “Adesso spieghi”

Altra Testata - 23/01/2019

Brutto scacco, davvero.
L’Archivio del Moderno di Mendrisio andrà a Varese. La vicenda (che abbiamo ricostruito su ComoZero Settimanale, in distribuzione ogni venerdì in tutta la citta: qui la mappa) ora è approdata in Consiglio comunale a Como. Non senza malesseri e imbarazzo vero.

In sintesi (sotto tutto l’articolo). L’Università della Svizzera italiana ha proposto all’amministrazione di portare il preziosissimo centro studi a Como (qui il sito dell”Archivio, giusto per farsi un’idea della portata).

D’altronde quale sede migliore per il Moderno se non la culla del Razionalismo? Gli elvetici avevano individuato l’edificio Ex Uli (Unione Lavoratori dell’Industria, via Pessina, situato esattamente dietro la Casa del Fascio) quale sede perfetta per l’Archivio.

Nulla di fatto. Dall’Università hanno spiegato (sempre sotto, l’approfondimento) come i tempi e le incertezze comasche abbiano corretto il tiro verso Varese. Chi è più lesto, vince.

Così Barbara Minghetti (consigliere d’opposizione di Svolta Civica) ha chiesto conto al sindaco, Mario Landriscina.

In un’interrogazione Minghetti chiede “quali siano i motivi che hanno portato alla perdita di questa grande occasione per la città”, “se esiste ancora la possibilità (improbabile davvero, Ndr) di ospitare l’iniziativa dell’università della svizzera o se l’ipotesi debba essere considerata definitivamente tramontata”, “se l’amministrazione intende concretamente supportare il recupero della tradizione razionalista, che lustro ha dato alla nostra città e come intende farlo”.

Come leggerete sotto, il sindaco di Como, Mario Landriscina era stato molto duro. “Se vogliono lamentarsi (gli svizzeri, Ndr) hanno sbagliato indirizzo, l’Ex Uli – ha detto – non è di proprietà comunale ma di Ats e quindi Regione. Sia io che il presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi, ci siamo attivati, abbiamo fatto lobby ma, ripeto, loro avevano troppa fretta. L’edificio ha bisogno di interventi. E’ vero, l’Università aveva messo sul piatto cifre importanti. Ma le cose non si fanno con uno schiocco di dita”.

Ecco, dunque, il pezzo pubblicato su ComoZero settimanale:

Contattati, lusingati, coccolati ma troppo lenti per accettare quella che chiunque altro avrebbe considerato un’offerta che non si può rifiutare. Strani i comaschi, strani davvero.
I fatti.
L’Università della Svizzera italiana da tempo era in cerca di una nuova sede per il preziosissimo Archivio del Moderno di Mendrisio, nato nel 1996 (divenuto fondazione nel 2004) “per analizzare le conoscenze e la valorizzazione del dibattito storico, moderno e contemporaneo, intorno alla cultura architettonica italiana, svizzera e internazionale, tra passato e presente”.

Scelta naturale è stata Como, culla del razionalismo, e in particolare l’edificio l’Ex Uli (Unione Lavoratori dell’Industria) di via Pessina, situato esattamente dietro la Casa del Fascio. Un modo per dare la prima pennellata al sogno di un sistema museale/culturale che in futuro avrebbe potuto includere il capolavoro di Giuseppe Terragni.

Nulla di fatto. L’Archivio andrà a Varese. E’ stata una lettera accorata inviata a ComoZero.it dal presidente del Maarc (Museo Virtuale Astrattismo e architettura Razionalista Como), Ebe Gianotti a segnalare il rischio.

Brutti presagi! Passano i mesi – scriveva Gianotti – e non c’è nessuna novità ufficiale sulla possibilità di avviare il recupero in funzione di polo di ricerca e museale dell’isolato razionalista che comprende oltre alla Casa del Fascio di Terragni anche l’edificio retrostante di Cattaneo e Lingeri e, se questa ipotesi alla fine cadrà nel nulla, non potremo che chiederne ragione all’amministrazione comunale”.

Come spesso accade la profezia poi si è drammaticamente trasformata in realtà. Il Moderno andrà a Varese nell’ex Caserma Garibaldi. La conferma c’è ed e più che qualificata. “Il sindaco di Varese Davide Galimberti – spiega Riccardo Blumer, direttore dell’Accademia di Architettura di Mendrisio – ha contattato l’Usi e ci ha offerto di entrare nell’accordo di programma, già finanziato, dell’ex Caserma Garibaldi. Entrando potremo prestare servizi, saremo soci e protagonisti attivi sul territorio”. Non bazzecole, insomma.

Resta da capire cosa sia accaduto con Como. “Abbiamo parlato tanto, abbiamo chiesto molte volte all’amministrazione cosa volesse in cambio dell’edificio. Non sono mai riusciti a dircelo, a definire quello che sarebbe stato il nostro impegno”. Eppure il capoluogo sarebbe stato perfetto. “Per l’Archivio Moderno, l’ex Uli sarebbe stato, come si dice: la morte sua. La città ha un bacino culturale intrigante, il Razionalismo e anche più vicina a Mendrisio. Cosa vuole che le dica? Non so cosa sia successo”.

Peccato. “Peccato sì, la città ne avrebbe di carte da giocare ma deve ancora identificarsi e la Casa del Fascio, che certo non ha colpe, sembra bloccare come un tetto di vetro tutta la cultura architettonica comasca. L’ho detto anche ai colleghi dell’Ordine cittadino”.

Decisione irrevocabile? “Per noi è cosa fatta – dice Blummer – entro il 22 dobbiamo aprire la sede italiana, il rettore Boas Erez ha deciso e la direttrice dell’archivio sta già lavorando coi progettisti di Varese”. Una lettura molto diversa dei fatti arriva dal sindaco di Como, Mario Landriscina. “E’ stata un’offerta estremamente affascinante cui ho dato piena disponibilità e massimo impegno – spiega – ma l’Usi aveva tempi davvero troppo stretti”.

Gli svizzeri accusano il Comune di aver esitato troppo. Landriscina replica duro duro: “Se vogliono lamentarsi hanno sbagliato indirizzo, l’Ex Uli non è di proprietà comunale ma di Ats e quindi Regione. Sia io che il presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi, ci siamo attivati, abbiamo fatto lobby ma, ripeto, loro avevano troppa fretta. L’edificio ha bisogno di interventi. E’ vero, l’Università aveva messo sul piatto cifre importanti. Ma le cose non si fanno con uno schiocco di dita”

Così paiono ancor più tristemente lungimiranti le parole vergate da Gianotti nei giorni scorsi: “La delusione per come appare arenata la trattativa è grande, perché non si era mai arrivati tanto vicini all’obiettivo del recupero dell’isolato razionalista a scopo culturale, di ricerca e museale, progetto posto al cuore di Made In MAARC e per cui ci battiamo dal 2013″.