Varese – Responsabilità sociale da migliorare

La Prealpina - 24/01/2023

C’è un modo per capire se in provincia di Varese, terra di industria e di bellezze naturali, si vive davvero bene? Dove il vivere bene va inteso non tanto come ricchezza – innegabile sul territorio – quanto come possibilità e opportunità offerte ai residenti di sviluppare talenti, partecipare alla vita pubblica, utilizzare tecnologie e goderne dei benefici. Confindustria Varese, con Liuc, ha cercato di dare una risposta a questo interrogativo. Il risultato è un quadro in cui tinte brillanti si mescolano a colori più foschi. Varese risulta ventottesima in Italia per progresso sociale. È la posizione che assegna a Varese il Varese, il Social Progress Index sviluppato da Iec – Institute for Entrepreneurship and Competitiveness della Liuc. L’indice analizza tre dimensioni fondamentali: i bisogni umani fondamentali, i fondamenti del benessere e le opportunità per il futuro.

«È la prima volta che questo indice si applica in Italia all’analisi di una provincia – ha spiegato ieri Roberto Grassi, presidente di Confidustria Varese – L’intento è quello di fornire a chi prende le decisioni ma anche ai cittadini una serie di elementi per valutare la salute ambientale e sociale del territorio». Il riferimento a chi prende le decisioni non è casuale. Gli industriali varesini, che da parte loro «si impegnano a investire con ancor più forza e convinzione sull’inclusività degli ambienti di lavoro e sulla sostenibilità delle produzioni», chiedono (alla vigilia delle elezioni regionali ndr.) serietà e decisioni concrete anche alla politica locale. «Siamo in un momento cruciale – ha sottolineato ieri Grassi – in cui a breve si terranno le elezioni regionali, il voto per la Provincia e il ricambio dei vertici della Camera di Commercio. Non pensiamo a promesse faraoniche. Si guardi piuttosto a due elementi chiave che emergono dalla valutazione. Bisogna investire sull’assistenza medica di base e sull’accesso a conoscenza e informazione, ad esempio con progetti di digitalizzazione delle nostre città, ancora troppo poco smart. Sono questi i due fronti più scoperti della nostra provincia».

Secondo quanto elaborato dall’indice di analisi, i semafori rossi che che bloccano il progresso sociale varesino sono la bassa partecipazione elettorale dei cittadini, l’affollamento degli istituti di pena, l’offerta culturale, il livello dei giovani nelle amministrazioni comunali, l’accessibilità delle scuole. Semaforo giallo (bene, ma ci sono margini di miglioramento visto quello che fanno le altre province, in primis quelle lombarde) per quanto riguarda le pari opportunità. C’è da lavorare, invece, di più nelle performance alla voce educazione avanzata, componente che vede Varese piazzarsi solo 49esima a causa del numero di laureati e della partecipazione alla formazione continua.

Guardando invece alle performance positive, Varese risulta offrire ai singoli un’ottima sicurezza personale posizionandosi quarta a livello nazionale. la provincia varesina che risulta essere decima in Italia per livelli di salute e benessere (confermandosi prima assoluta per indice di sportività) e quindicesima per accesso dei cittadini alla conoscenza (grazie ai buoni livelli di diplomati, di competenze matematiche e letterarie), anche se in questa componente (l’accesso alla conoscenza) Varese, negli ultimi anni, ha perso tre posizioni. Dando uno sguardo a livello regionale, invece, tra le 12 province lombarde, Varese è la quinta per capacità di garantire benessere alla propria comunità, superata da Monza, Lecco, Milano e Sondrio. Quart’ultima nella risposta ai bisogni fondamentali.

«Andiamo oltre il Pil»

Il primo indice per misurare e progettare lo sviluppo sociale di una provincia italiana nasce nel Varesotto grazie alla stretta collaborazione con la Liuc di Castellanza. «È una prospettiva di analisi completamente nuova – ha piegato ieri Riccardo Comerio, presidente della Liuc – che va oltre il Pil e che ha lo scopo di migliorare o creare benessere sociale, un bisogno reso ancora più evidente dalla pandemia e dalla guerra , con le conseguenze economico sociali ad esse collegate. Significa voler pensare a modelli di impresa diversi, a obiettivi di politica che contemplino non solo la crescita economica, sicuramente importante, ma anche i bisogni essenziali della popolazione e la possibilità, per tutti, di raggiungere ed esprimere il proprio potenziale». Il fine ultimo, va detto, è che i numeri siano solo il punto di partenza, «per azioni concrete e altrettanto misurabili per migliorare la vita di chi abita questo territorio», ha concluso Comerio.