Varese provincia di plastica

La Prealpina - 29/11/2018

C’è un settore che in provincia di Varese, negli ultimi anni, ha messo a segno una serie di risultati, tutti con segno positivo. Sono le aziende in cui si lavora la plastica. Un tipo di manifatturiero che, forse, resta un po’ troppo dietro le quinte, ma che nel frattempo macina record. Come, ad esempio, il quinto posto in Italia per numero di imprese, pari a 504, e terza ( sempre a livello italiano) per numero di addetti che superano quota diecimila.

I numeri sono stati ricordati nella giornata di ieri, direttamente da Giovanni Orsi Mazzucchelli (nella foto), presidente del gruppo merceologico “Gomma e materie plastiche” dell’Unione Industriali della provincia di Varese. L’occasione è stata la presentazione del nuovo rapporto sul settore svolto dagli analisti di Ubi Banca.

«L’indagine condotta da Ubi Banca mette in evidenza come le imprese che compongono il distretto varesino della plastica abbiano ottenuto importanti risultati negli ultimi anni consolidando il proprio modello di business in grado di competere sui mercati globali» afferma Luca Gotti, Responsabile della Macro Area Territoriale Bergamo e Lombardia Ovest di Ubi Banca. «Le sfide che le imprese devono affrontare riguardano soprattutto i processi di innovazione, digitalizzazione e crescita dimensionale, anche nell’ottica dello sviluppo della sostenibilità. Sfide che la nostra Banca è in grado di supportare».

I numeri sono tutti dalla parte delle imprese. A fine 2017 l’export varesino dei prodotti in plastica rappresenta da solo l’11,8% delle vendite all’estero italiane in tutto il comparto. Dal punto di vista della competitività, poi, la flessibilità e la diversificazione produttiva sono i punti di forza su cui fanno leva maggiormente le aziende più grandi. Sul fronte della gestione, lo spaccatod el territorio è diversificato. Nelle medie imprese aumenta il ricorso a una gestione affidata a manager che oggi raggiunge il 25,7%. Ancora graniticamente in mano alla famiglia, invece, la gestione delle realtà più piccole, che sono famigliari nel 92,3 per cento.

Eppure, nonostante il quadro positivo, non manca la preoccupazione da parte degli imprenditori. A generarla, sono soprattutto le forze politiche.

«Dall’agenda politica sono scomparsi tutti quei temi su cui si gioca la competitività di tutto il sistema industriale – ha sottolineato Giovanni Orsi Mazzucchelli, presidente del gruppo merceologico di Univa, che si è concentrato sul quel 40% di imprese che indica come maggiore ostacolo alla crescita gli oneri amministrativi e burocratici – compreso quello della plastica. Pensiamo solo allo snellimento burocratico e alla semplificazione: nessuno ne parla più.

Eppure, è su questo fronte che si dovrebbe lavorare maggiormente per liberare l’energia vitale di cui sono ricche le imprese. Basterebbero poche riforme fatte bene, che sarebbero tra le altre cose a costo zero per il bilancio pubblico. È solo questione di volontà e attenzione politica per settori, come il nostro, che stanno dimostrando la propria capacità di creare valore e benessere per tutto il territorio».

«Non è accettabile – ha aggiunto – che sia diventato un lavoro e un investimento in risorse anche solo pagare le tasse. Non è possibile che investimenti produttivi che darebbero crescita al territorio e nuova occupazione alle persone vengano bloccati da iter amministrativi lunghi ed estenuanti. Come se ottenere un permesso fosse una concessione benevola dall’alto».

 

Pmi migliori delle grandi

L’industria della plastica varesina è decisamente in buona salute. A dirlo a chiare lettere è Pio De Gregorio, che ieri ha illustrato la ricerca sul settore realizzata da Industy trends & Benchmarking Analysis di Ubi banca.

«Il primo dato significativo che emerge in modo netto – ha spiegato il ricercatore – è il fatto che il distretto varesino della lavorazione della plastica gode di buona salute, caratterizzato da una crescita costante. negli ultimi quattro anni si è mantenuto su livelli alti con fatturato e margini in salita. Una fotografia che con tutta probabilità si ripeterà anche nel 2018». Il biglietto da visita, dunque, la dice lunga. Ma non basta. La positività dell’industria varesina si misura anche su altri due elementi, in primis il gran lavoro delle aziende di piccole dimensioni. «Abbiamo riscontrato – prosegue De Gregorio – che le aziende di piccole dimensioni hanno messo a segno performance anche migliori delle grandi. In parte è una sorpresa, dal momento che si è soliti pensare che le grandi hanno più facilità a conquistare fette di mercato. Invece le piccole lavorano molto bene e hanno anche una buona solidità finanziaria». Infine l’export, da sempre fiore all’occhiello di tutto il manifatturiero provinciale. «Tutte le aziende vogliono crescere all’estero – conclude De Gregorio – e hanno una dinamica di export positiva».