Varese PalaGhiaccio – Un anno senza risposte

La Prealpina - 12/02/2021

Il caso Palaghiaccio è esploso nelle mani del sindaco e la miccia l’ha accesa proprio lui, con un post su Facebook che ha fatto trasalire anche chi fino ad oggi aveva riposto fiducia nella buona fede di alcune scelte. Prime fra tutte le associazioni e il servizio ristorazione che operavano al Palalbani, che con una lunga lettera denunciano lo stato di abbandono e le promesse disattese dal sindaco che «ci hanno dissanguati». «Gentili concittadini e amanti dello sport», inizia così la missiva. È indirizzata proprio agli «amanti dello sport», tutti. A chi condivide quei valori che lo sport rappresenta e non ci si riempie solo la bocca all’occorrenza. Che li vive sulla pelle e li trasmette, nel caso del Palaghiaccio, da oltre 40 anni a generazioni di varesini. Ed è indirizzata ai cittadini, chiamati ad empatizzare per un attimo con la situazione e con le ricadute sociali che si potrebbero generare se non si riuscisse a dare continuità alle attività sportive per il periodo dei lavori di ristrutturazione del Palaghiaccio, con la realizzazione di una pista temporanea e l’erogazione dei contributi promessi.
La richiesta è quindi chiara: avere una risposta certa e definitiva
sulle reali intenzioni dell’amministrazione. A gettare benzina sul fuoco della già delicata situazione, è stato poi lo stesso sindaco, che con un post su Facebook ha paragonato il Palaghiaccio all’impianto di Vipiteno, crollato
sotto la neve: «Se queste cose possono purtroppo succedere, figuratevi su una struttura, come quella di Varese che per decenni è rimasta senza interventi decisivi e in caso di nevicata eravamo costretti a chiuderlo». E giustificando i disagi delle associazioni in nome di un futuro palazzo del
ghiaccio più sicuro: «Non avere un impianto accessibile per tanto tempo è un problema per tutti, ma amministrare significa prendersi delle responsabilità a volte impopolari».

Non è certo la scelta di riqualificare il Palaghiaccio che le associazioni contestano e il paragone è stato letto come una strumentalizzazione e una distorsione della realtà. Cosa non gradita ai diretti interessati e nemmeno alla politica. «Lo definirei sciacallaggio – commenta Mirko Reto, coordinatore provinciale della Lega – Galimberti dice di agire in nome della sicurezza degli utenti e poi chiede alle associazioni della parte nuoto
di allenarsi alla piscina comunale di via Copelli che è soggetta a verifiche statiche di tenuta della copertura. Rivanga un passato di mancati interventi sull’impianto senza citare i 2 milioni di euro che hanno dato il via alla riqualificazione e che sono stati stanziati quando Giancarlo Giorgetti
era sottosegretario allo sport. E soprattutto non pensa al futuro: se non si interviene subito in soccorso alle associazioni il nuovo Palaghiaccio sarà una cattedrale nel deserto. Un problema anche sociale: quello di cinquanta persone che perderanno il lavoro e di atleti, anche disabili, che non
potranno più allenarsi».
Gli fa eco il comitato esecutivo di Azione Varese Città che definisce il post del sindaco «un’abile mossa propagandistica, utilizza per giustificare il proprio operato. Speculare sulle disgrazie altrui non è mai elegante e apprendiamo che il sindaco ha concesso l’utilizzo del Palaghiaccio in
questi ultimi anni conscio che vi sarebbe stato un rischio simile. Ci chiediamo cosa sarebbe successo e come si sarebbe proceduto se non vi fossero stati i fondi per la costruzione della nuova struttura?». Un’altra domanda che attende risposta