Varese – Palaghiaccio Senza la pista, stop ai sogni

La Prealpina - 23/02/2021

Manca una settimana alla fine del mese, quella decisiva per le associazioni sportive del Palaghiaccio. Il sindaco aveva dato infatti come dead line febbraio, per far sapere se si sarebbe stata o meno posata una pista ghiaccio provvisoria in città o in alternativa se l’impresa che si sta occupando della riqualificazione del Palaghiaccio potesse garantire la fine dei lavori per settembre.

Le associazioni sono quindi in trepidante attesa e si aspettano una convocazione da un giorno all’altro. L’ultima chance che sono disposti a dare al sindaco per avere delle risposte, perché hanno bisogno di
programmare il loro futuro. In attesa di essere convocate, le associazioni sportive si sono già date appuntamento a giovedì per tirare le somme dopo un anno senza il Palaghiaccio. Un anno terribilmente difficile, soprattutto per gli atleti di cui si parla sempre troppo poco. Giovanissimi da cui bisognerebbe invece trarre esempio per i sacrifici che stanno facendo, dividendosi tra scuola, allenamenti negli impianti sportivi fuori Varese e gare.

Caterina, pattinatrice della IceSport Varese lo definisce «un anno da pendolari dello sport, trascorso nella speranza, sempre delusa, che si trovasse una soluzione per far tornare il ghiaccio sotto le lame, vicino a casa». Perché non avere un impianto per allenarsi significa pattinare a Oggiona Santo Stefano, in orari serali, e per
avere per un pugno di ore una pista di dimensioni regolamentari
devono andare, nel fine-settimana, fino a San Donato Milanese: cinque ore fuori per 100 minuti sul ghiaccio. Tardi la sera, presto la mattina, con i libri e i compiti da fare in macchina, e i genitori che si danno i turni e si
chiedono quando finirà.

«La nostra passione è più forte delle distanze», dice Arianna, ma si chiede perché il diritto di praticare uno degli sport del ghiaccio che sono, tutti insieme, una tradizione e un patrimonio di Varese da decenni, le sia negato.

Giorgia ha la maturità quest’anno, e gare importanti da affrontare, ma sa che il «mio sogno si interromperà con la fine di questa già difficilissima stagione se non si riavrà una pista a Varese».

Sofia fa sia artistico che sincronizzato, una disciplina che è una misconosciuta specialità varesina, ma a fronte della grande fatica per gli spostamenti, sua e dei suoi, riesce a totalizzare un numero di ore di allenamento decisamente inferiore a quello che potrebbe fare se Varese
avesse una sua pista. «Lo sport è la salvezza di noi ragazzi in questo mondo difficile, e io pur essendo timida là fuori, quando metto i pattini mi sento libera come una farfalla», dice un’altra Giorgia, che le superiori le ha
appena iniziate. Dopo dieci anni di allentamenti al Palalbani, per
lei quella era la casa della sua «famiglia sportiva», come dice
sua madre Monica, una famiglia che rischia di disperdersi.