Varese nell’area vasta?«Sì, ma solo da leader»

La Prealpina - 25/07/2016

L’ “area vasta”? Un appuntamento «al quale ci stiamo già presentando in ritardo», secondo Filippo De Sanctis, direttore del Teatro di Varese. Che, analizzando la questione dal punto di vista culturale, ritiene che il territorio debba essere «inteso e gestito in maniera coordinata e con una visione unitaria, considerandolo come un’unica risorsa e senza dimenticare la parte extra-territoriale della vicina Svizzera, per avere più opportunità, proiettarsi verso un futuro diverso e più efficace».

Un lavoro che il direttore sta già compiendo, sul fronte del teatro, attraverso “Vareseinscena”, il progetto avviato nella scorsa stagione, che mira alla creazione di un circuito integrato, per mettere in rete le realtà che operano sul territorio, organizzarne l’attività e costituire un polo culturale di primo ed eccellente livello.

«Più forte è la nostra matrice culturale- dice- meglio ci rapporteremo con chi viene da fuori, diversamente il rischio è di soccombere a chi ha un punto di vista più chiaro e un’identità più certa».

Di tutt’altro avviso Mauro della Porta Raffo , presidente del Comitato organizzatore per i 200 anni dell’elevazione di Varese al rango di città, che ne rivendica quindi la superiorità culturale. «Non voglio neanche sentir parlare di area vasta, perché noi da questo punto di vista siamo molto più avanti di Como, così come della cosiddetta sponda ricca del Lago Maggiore, cioè quella piemontese. Loro sono certo più forti nella capacità organizzativa, di condurre e gestire l’attrattività turistica del territorio. Ma un conto è la ricchezza, un altro l’intelligenza. Il varesotto ha un’indubbia superiorità culturale, e non ha bisogno di imparare niente da nessuno, se mai il contrario».

Più o meno dello stesso parere Graziella Roncati Pomi, componente di giunta della Camera di Commercio di Varese, che affronta la questione dal punto di vista strettamente imprenditoriale. «Se pensiamo a Como e alla sua grande capacità di attrattività turistica- dice- non possiamo non ammettere che sono molto più avanti di noi. Ma unirci a loro significherebbe rischiare di essere “cannibalizzati”, e penso sia molto difficile poter discutere attorno ad uno stesso tavolo delle stesse cose, perché abbiamo radici diverse. Noi stiamo lavorando per un turismo che si connoti come religioso, congressuale e sportivo e questo ci basta. Non dobbiamo salire sul carro di nessuno, pensando di poter essere più grandi e fare meglio, se mai saremo noi a renderci disponibili a ospitare qualcuno sul nostro». E i dati parlano da soli. La Camera di Commercio di Varese, dice la Roncati, « è una realtà viva e molto attiva, che si compone di oltre 70mila imprese, quella di Como ha molti meno iscritti ed è molto più “statica”. Per questo non siamo convinti che ci sia urgenza, per la nostra città, di ragionare in termini di area vasta».

Anche il Rettore dell’Università dell’Insubria, Alberto Coen Porisini, non sembra più di tanto coinvolto da questo riassetto delle funzioni, che definisce più una «questione politica», che poca influenza ha sulla gestione dell’Ateneo. Vero è, però, «che la realizzazione di un piano di area vasta potrebbe portare a un miglioramento delle infrastrutture, che per noi sono essenziali. Questo consentirebbe infatti di garantire una maggiore fruibilità dell’offerta formativa, permettendo agli studenti l’interscambio tra le sedi di Varese e Como, che attualmente sono collegate malissimo dal punto di vista ferroviario».

Il sindaco Davide Galimberti , da questo punto di vista, non ha dubbi: «Varese deve essere capoluogo di area vasta». Lo dice fin dal primo giorno in cui ha indossato la fascia tricolore, e punta alla creazione di una sorta di “hub territoriale”, in grado di porsi come punto di riferimento per i Comuni limitrofi. Che dovranno essere coordinati proprio a partire dal fronte della mobilità, «per disegnare un sistema efficiente in grado di soddisfare gli interessi più ampi dei cittadini».