Varese Mattarella – «Costruite l’Europa giorno per giorno»

La Prealpina - 16/11/2022

 

Una grande lezione sull’Europa. Perché quello dell’integrazione europea «è il lascito che la generazione dei padri fondatori ci ha consegnato e che è nostro dovere attuare, integrare e costruire giorno per giorno in questo nostro tempo. È il nostro compito e per questo sono fondamentali gli atenei come l’Università dell’Insubria perché è un compito affidato anche e soprattutto ai giovani». Applausi a Sergio Mattarella ieri mattina all’ingresso nell’aula magna di via Ravasi per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Insubria, e un applauso ancora più forte quando il presidente della Repubblica ha concluso il suo intervento, pochi istanti prima che il rettore Angelo Tagliabue dichiarasse ufficialmente aperto il ciclo di studi che porterà l’ateneo di Varese e Como al compleanno dei 25 anni, il prossimo luglio.

Il presidente è arrivato nell’aula magna senza un posto libero alle 11 in punto, anticipato di pochi minuti dai bagliori dorati degli elmi di due suoi corazzieri che hanno preso posto ai lati della sala. C’è stata la musica, con l’inno nazionale, l’inno europeo beethoveniano e l’immancabile “Gaudeamus igitur” magnificamente eseguiti. Ci sono stati i cellulari a mezz’aria, in più occasioni, per foto e video, nelle mani dei pochi giovani presenti e di tanti non più giovani. Ci sono stati altri discorsi e le strette di mano al presidente del ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, del governatore Attilio Fontana, di sindaci, prefetti, senatori e deputati di Varese e Como. C’è stata quell’atmosfera elettrica che una visita del Capo dello Stato porta sempre con sé e che a Varese prima delle undici di ieri era un lontano ricordo – Napolitano, 2011 – fatta anche di uomini della sicurezza che si muovono avanti e indietro con discrezione, e che ad ogni ondeggiare della folla, non più seduta, stanno all’erta come se fossimo in un film.

Mattarella ha prima ricordato e ringraziato tutti quelli che avevano parlato, e cantato, prima di lui, dimostrando un’attenzione non scontata. E in particolare ha mostrato di aver apprezzato la lectio magistralis del professor Vincenzo Salvatore, dedicata all’integrazione europea.

«Integrazione – ha detto il presidente, citando il grande pensatore olandese Johan Huizinga e il suo libro del 1935 “La crisi della civiltà” – che è stata la via d’uscita alla grande ondata di follia che Huizinga profetizzò per l’Europa e che poi davvero portò il continente alla prostrazione. Via d’uscita che in realtà è l’improbabile, perché era improbabile che i popoli europei, dopo una guerra sanguinosa e fratricida, anziché pensare alla successiva guerra com’era avvenuto alla fine del primo conflitto mondiale, decidessero di superare tutto questo e mettere in comune il loro futuro. Era davvero improbabile, ma avvenne, e avvenne perché alcune persone di grande spessore e lungimiranza durante la tragedia della guerra pensarono e idearono l’integrazione europea». Non possiamo limitarci però al ricordo e «dobbiamo fare la nostra parte nel tempo che ci appartiene», ha detto ancora Mattarella. «L’integrazione va costruita continuamente, giorno per giorno, non solo perché è tuttora incompleta, ma anche perché mutano le condizioni e mutano gli oggetti da condurre ad essa. E occorre continuare malgrado ogni tanto affiorino illusioni di ritorni indietro, a un tempo che non c’è più».

«Ci sono sfide in Europa e in ogni parte del mondo – ha concluso il presidente – che nessuno stato da solo è in condizione di affrontare e che richiedono una comune azione nell’ambito continentale. Cinque anni fa, ai festeggiamenti per i 60 anni dei Trattati di Roma, mi sono concesso una piccola provocazione, dicendo a capi di stato e di governo che i paesi Ue si dividono in due categorie: i paesi piccoli e i paesi che non hanno ancora compreso di essere piccoli anch’essi. Di fronte a tante sfide nessun paese è in grado di affrontarle da solo. Questa è l’Europa e per questo è diventata, dopo essere stata per secoli un teatro di guerre fratricide, un continente di sviluppo, progresso e pace. Un’Europa che deve continuare a tramettere valori di pace intorno a sé anche in questo tempo drammaticamente segnato dal ritorno della guerra».