Varese Marciapiedi, panettoni e sosta selvaggia Disabili costretti allo slalom tra gli ostacoli

È una vita ad ostacoli, quella di chi ha una disabilità motoria, chi utilizza una carrozzina per gli spostamenti, di chiunque non possa muoversi liberamente e chi non abbia modo di evitare le insidie presenti sul cammino perché non vedente. Eclatante è stato il caso del Velo Ok posizionato a Casbeno, ma in tanti altri punti della città per chi si muove in sedia a rotelle o con un bastone con sensori percorrere un normale tratto di strada può diventare un incubo, tra marciapiedi danneggiati, assenza di scivoli per la discesa anche quando le altezze li renderebbero fondamentali, panettoni dissuasori della sosta che chiudono i varchi o che vengono “dimenticati” (anche quando non utilizzati) ai margini delle strade, creando improvvise barriere architettoniche. A tutto questo si aggiunge la maleducazione degli automobilisti, con le macchine che sostano in prossimità degli scivoli dei marciapiedi o direttamente su questi ultimi.

«Siamo alle solite -commenta Ada Orsatti, presidente dell’Associazione Italiana Lotta Abusi (Aila)- Quando non si ha un problema, si fa fatica a mettersi nei panni degli altri». Un caso evidente è la zona della portineria dell’ospedale di Circolo, su viale Borri, dove le auto vengono lasciate direttamente sui marciapiedi, in doppia fila, rendendo impossibile il passaggio dei mezzi di trasporto per chi non è autosufficiente sulle sue gambe.

Tra i problemi segnalati dai cittadini, il posteggio dedicato tra piazza Carducci e via Albuzzi che viene parzialmente vanificato, visto che è a fianco di uno spazio carico-scarico spesso occupato: «Sarebbe il caso di invertirli, in modo da non rendere difficoltosa la discesa dalla vettura: spesso il portellone dietro non si può aprire e il mezzo di supporto non è scaricabile».

Altri intoppi si riscontrano in vari esercizi commerciali in pieno centro, parliamo di corso Matteotti, dove è difficile entrare: lì, dove è impossibile la creazione di uno scivolo fisso o a rientranza, i negozi dovrebbero essere dotati di rimovibili, posizionando un campanello per la chiamata. Visti i vincoli architettonici che ci sono per i commercianti di queste zone, il Comune potrebbe dare un contributo con una donazione di quanto necessario. Non meglio finisce se si desidera godere dei meravigliosi parchi cittadini: «Quelli di Palazzo Estense non presentano percorsi usufruibili». Chiude il cerchio delle imperfezioni il fatto che i percorsi dei “loges” per non vedenti andrebbero maggiormente salvaguardati e lasciati liberi per il passaggio: in via Vittorio Veneto e in altre zone della città vengono invasi dai tavolini dei bar o casualmente da ingombri vari, come transenne magari utilizzate in precedenza e poi dimenticate.

Eppure le norme non mancano: «Dalla Costituzione italiana alla legge 18/2009, la quale, recependo i contenuti della convenzione ONU sui diritti dei disabili, ne garantisce i diritti ed ogni città, per rispettarli, dovrebbe risultare vivibile per chiunque». Il problema delle barriere architettoniche riguarda non solo chi è portatore di handicap ma interessa anche gli anziani, le mamme con passeggini, piuttosto che, temporaneamente, persone che hanno subito un intervento chirurgico o un incidente: «Dunque, in definitiva tutti noi».