Varese – L’incognita del lavoro

La Prealpina - 20/05/2020

Ammortizzatori sociali spalmati in tutte le aziende, bar, ristoranti e alberghi che non hanno ancora idea di fatturati e numero di dipendenti da poter mantenere. Sul mercato del lavoro varesino si affacciano nubi nere che sarà difficile mandare via in un tempo breve. Per dare le dimensioni del terremoto che c’è stato e di quanta sarà complicata la ricostruzione, basta semplicemente guardare all’aeroporto di Malpensa che, da solo, ha lasciato momentaneamente a casa poco più di ventimila persone. I danni veri, suffragati dai numeri, si vedranno a conti fatti con i dati del seconda trimestre dell’anno, quello che racchiude i mesi di aprile e maggio, con la chiusura pressoché totale delle attività. È l’i che, inevitabilmente, sarà chiaro anche sulla carta come il ricorso alla cassa integrazione sia l’unica ancora di salvezza per l’economia varesina, Già oggi si sa che sono più di tremila in provincia le aziende dell’artigianato che hanno fatto richiesta al Fondo bilaterale, mentre ben il 47 per cento delle aziende associate all’Unione Industriali della provincia di Varese ha presentato domanda per la cassa Covid oppure per la cassa integrazione ordinaria. Insomma, tanto basta per non far trascorrere notti serene a chi lavora. Tanto più che l’emergenza sanitaria, in poco più di sessanta Le persone in cerca di un contratto di assunzione nel 2019 erano poco più di 22mila giorni, ha ribaltato l’economia varesina. Si perché, andando a guardare i numeri del prima trimestre dell’anno pubblicati dall’ Istat e rielaborati dall’ ufficio Studi della Camera di commercio di Varese, si scopre come da gennaio a marzo di quest’anno le ore di cassa integrazione autorizzate sul territorio abbiano di poco superato il milione e settecentomila, con una marcia indietro dell’ 1,62 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Insomma, si era partiti bene e le aziende non davano segnali particolarmente evidenti di difficoltà. A livella italiano, poi, il calo é stato addirittura del 5 per cento. )’ chiaro che l’inizio della pandemia tra fine febbraio e marzo non aveva ancora fatto presagire i disastri successivi. Nello stesso periodo, però, si era registrata una contrazione delle assunzioni che si erano fermate a 24.353 a fronte delle oltre trentamila dei primi tre mesi del 2019. IL calo era stato consistente, pari a circa il 20 per cento. Una tendenza che, con tutta probabilità, andrà ad acuirsi poi nei mesi successivi. ora resta da vedere come si svilupperà la ripresa e se ci sarà davvero. LA partita più importante sarà da giocare nella seconda parte dell’anno, anche con scelte innovative e coraggiose.