Varese – Latte sempre più magro

La Prealpina - 10/09/2020

– Il prezzo del latte scende ai minimi del 2016 e l’agricoltura varesina che, per circa il 25-30% si regge proprio sull’economia “bianca”, teme che la crisi possa continuare. Già perché è ormai da un anno che il prezzo medio del latte crudo alla stalla, in Lombardia, scende o resta invariato. Lo dicono i dati raccolti da Clal, società di consulenza specializzata in Italia nell’analisi del mercato lattiero caseario: il prezzo medio oggi e negli ultimi tre mesi è inchiodato a 36,50 euro ogni 100 litri. Soltanto a metà 2018 si raggiunsero
cifre medie simili, altrimenti, per andare al di sotto di questo prezzo, bisogna andare al 2016. Insomma, da allora ne è passato di latte
sotto i ponti, ma si è tornati comunque al punto di partenza. Rispetto a gennaio si sono persi 3 euro e, in questo caso, per un tracollo del genere, bisogna andare indietro al 2014. Ma, in quel caso, si partiva da una valutazione elevata e, quindi, la botta fu assorbita meglio.
Inoltre è interessante rilevare come le peggiori crisi del prezzo del latte, coincidano anche con quelle economiche. E quindi si parla di 2020 e 2008: «D’altronde – spiega Fernando Fiori, presidente di Coldiretti Varese – il latte
è alla base dell’economia e, quindi, va un po’ a braccetto con l’andamento generale. Questo è il risultato del crollo dei consumi interni e dell’export fermo, che ha bloccato la vendita di formaggi. Le aziende grosse del settore che, ormai, nel Varesotto sono la maggioranza, compensano con una maggiore possibilità di avere accesso al credito, mentre quelle piccole
possono resistere perché hanno costi fissi più bassi e ci mettono del proprio».
Già, ma fino a quando? «In generale c’è una grandissima incertezza. Speriamo che, almeno, questa mazzata possa servire ad arrivare a
un modello di sviluppo completamente diverso, basato sulla territorialità e non sulle multinazionali». Giacomo Brusa, presidente di
Confagricoltura Varese, punta invece il dito contro il «gioco portato avanti dall’industria che sta cercando di far pesare sulle spalle degli agricoltori, le difficoltà del loro settore. Da un lato è vero che sono diminuiti i consumi di latte perché è sceso il consumo nel settore alberghiero, della ristorazione e dei bar, ma il latte viene consumato lo stesso dagli italiani nei supermercati». Quindi, secondo Brusa, non ci sarebbero tutti i presupposti di una discesa simile del prezzo del latte alla stalla. Tanto che la constatazione finale è amara: «Durante il lockdown, gli agricoltori hanno continuato a lavorare per dare da mangiare dall’Italia. E ora, come ringraziamento, ci si è già dimenticati di tutto. L’unica soluzione, quindi, è di rimanere uniti nel sindacato per avere maggiore forza presso l’industria»