Varese «La tassa di soggiorno è un brutto benvenuto»

La Prealpina - 29/08/2017

«La tassa di soggiorno non è certo un buon benvenuto per chi sceglie di trascorrere qualche giorno a Varese e in provincia. Noi siamo assolutamente e fermamente contrari all’introduzione di questo contributo che riteniamo non abbia alcun senso». Frederick Venturi, presidente di Federalberghi Varese boccia senza mezzi termini e chiude tutte le porte di fronte alla proposta lanciata da Confesercenti Varese prima della pausa ferragostana, a sostegno dell’introduzione in città di una tassa di soggiorno per i turisti. Ipotesi tra l’altro non disdegnata dal sindaco Davide Galimberti che, pur non inserendola tra le priorità della sua amministrazione, si era dichiarato favorevole ad aprire un confronto sul tema. Ma a mettersi di traverso in maniera netta sono proprio gli albergatori che definiscono la proposta come «fuori luogo e inopportuna». «La tassa di soggiorno ha la caratteristica di appesantire il costo della stanza per gli ospiti – spiega l’associazione in una nota – e di rendere quindi i prezzi meno competitivi creando disparità di condizioni tra gli operatori dei diversi comuni». Insomma, il contributo, seppur basso, sarebbe solo e soltanto uno svantaggio.

«I clienti – sintetizza Venturi – sceglierebbero una struttura posta in un comune limitrofo in cui non si paga». Il risultato? Non un incremento del numero di presenze ma, al contrario, il rischio di una marcia indietro. «E non è che non abbiamo esempi davanti a noi – continua il numero uno degli albergatori varesini – Basta guardare cosa è successo a Somma Lombardo. Lì c’è la tassa di soggiorno ma credo che il numero di turisti non sia aumentato di una sola unità». Senza dimenticare poi gli oneri a carico dei gestori degli hotel. «Non si pensa mai che i comuni incassano e le spese sono tutte a carico degli alberghi», spiega Venturi, «Ricevute, moduli, tempo impiegato per le pratiche è tutto tempo speso dai gestori. Se poi abbiamo clienti che pagano a trenta o addirittura a sessanta giorni chi anticipa la tassa? Sono tutti elementi che non vengono mai presi in considerazione ma che vanno comunque ad appesantire la nostra attività, in un momento che non è comunque semplice dal punto di vista economico».

E poi c’è il nodo cruciale che riguarda le modalità con cui verrebbero spesi i soldi incassati dal Comune. «Come si potrebbero spendere questi soldi ? – incalza Venturi – La cifra sarebbe irrisoria e certamente non sufficiente per progettare interventi realmente utili e che portino benefici concreti al turismo. Teniamo presente che i proventi devono essere destinati unicamente a interventi che rendano più attrattiva la città, con un riverbero più generale sul decoro e la vivibilità. Il tutto però a spese dei soli albergatori». E sono sempre loro, tra l’altro, a metterci la faccia con i clienti: «Ai clienti dà fastidio pagare una tassa – conclude Venturi – Molti chiedono spiegazioni e giustificazioni. O la si introduce con uno scopo preciso che viene comunicato in anticipo e in modo chiaro, altrimenti si crea solo frizione, che nulla ha di positivo».