Varese immobiliare – Vado a vivere in provincia

La Prealpina - 17/06/2022

l mercato immobiliare stava ripartendo, anzi, aveva preso il volo: lo testimonia il segno positivo davanti al 20 per cento delle compravendite in provincia di Varese per il 2021, quando è cominciata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Poi tutto si è nuovamente fermato, uno stop vero e proprio a un mercato che aveva ripreso fiato, riportando i numeri a quelli del 2009 e cioè subito dopo la pesantissima crisi del 2008.

Il commento che riposiziona in cima all’attenzione un comparto importante in provincia qual è quello del mercato immobiliare arriva a margine della consegna degli attestati del corso di alta formazione per mediatori immobiliari Fimaa Confcvommercio. Organizzato in collaborazione con l’Università dell’Insubria, dipartimento di scienze tecniche e applicate, ha visto trenta professionisti parteciparvi nel 2022, provenienti da Varese ma anche da Como, Lecco, Bergamo (il corso era a numero chiuso). Ieri classica foto di gruppo per tutti: un momento di festa che ha offerto l’occasione per fare il punto sull’attività del settore, considerando che erano presenti, tra gli altri, sia il presidente Fimaa Italia, Santino Taverna, che è anche presidente provinciale di Varese, il suo vice Dino Vanetti e il presidente di Uniascom Confcommercio Varese, Rudy Collini.

Sull’altalenante mercato delle compravendite c’è il commento del presidente Taverna. Se nel 2007, cioè prima della crisi della Lehman Brothers negli Stati Uniti che ha trascinato poi il resto del mondo, in Italia le compravendite di immobili viaggiavano sulle 850 mila all’anno, già nel 2013 si era giunti a meno della metà, cioè a 400 mila. Quindi, nel 2019, la risalita: 600 mila case vendute. in Italia.

Un’ altalena che parla di fiducia/sfiducia nel futuro, da parte degli italiani, tradizionalmente ancorati al bene mattone come rifugio. «La nostra provincia rispecchia la media nazionale – ribadisce Taverna – Così come Varese avanza richieste simili anche per tipologia abitativa, emerse già durante il lockdown, e cioè più abitazioni con giardino o terrazzo, non bilocali ma trilocali che favoriscono lo smart working e la dad dei figli: in definitiva spazi più ampi, ma anche uno sguardo diverso per ciò che riguarda il luogo in cui acquistare casa. Se la città costa troppo, si sceglie il paese più vicino. Dove la spesa a metro quadro non va dai mille ai 3 mila euro come a Varese ma, per esempio scegliendo di ristrutturare, si può ottenere uno spazio più ampio a costi inferiori. E più verde e maggiore tranquillità. I prezzi? Il nuovo è molto più difficile da trovare, c’è carenza di nuove abitazioni, tante aziende, con la crisi del mercato finanziario, hanno chiuso i battenti. «In provincia si trova di più, a prezzi maggiormente appetibili», sintetizza Taverna. Il prezzo, insomma, dipende dalle zone che si scelgono, «ma mai come oggi conviene investire», perché, come spiega il vicepresidente Fimaa Varese Dino Vanetti, con un minor numero di compravendite, è chiaro che i prezzi si fanno più interessanti per l’acquirente.

Anche per questo occorrono mediatori in grado di fare la differenza, che siano competitivi, come ha sottolineato Rudy Collini, visto che sono l’anello di congiunzione tra la domanda e l’offerta e possono influenzare il mercato. La cura del “bello”, inteso anche come appetibilità di un ambito locale, è una delle prerogative sulle quali punta la Fimaa, che conta 350 associati e 732 agenti.

«Il bonus 110%? Se ne è abusato»

l 110 per cento è un bonus che è stato visto come opportunità ma poi se ne è abusato: più che un rilancio alla fine ha rappresentato un freno». Dino Vanetti, il vicepresidente Fimaa Varese, spiega come i prezzi del materiale edilizio siano aumentati del 30 o 40 per cento, in maniera immotivata. Quindi per chi acquista a Varese un immobile e vuole ristrutturarlo, non può farlo: ecco perché quel bonus è diventato un freno. «Le compravendite si stanno nuovamente assottigliando, dopo i positivi risultati del 2021 (vedi articolo a lato, ndr) – dice Vanetti – Speriamo che a settembre, dopo la pausa estiva, chi ha interesse ad acquistare casa lo faccia di nuovo: perchè ci saranno tante prospettive interessanti, visto che con un numero minore di compravendite i prezzi saranno ancora più appetibili».

Insomma, quella boccata d’ossigeno che doveva fare la differenza si è rivelata essere una sorta di boomerang, che ha scoraggiato ad acquistare anche chi avrebbe voluto farlo: l’idea di attendere mesi per avere i materiali disponibili, e peggio ancora non sapere a quale prezzo in definitiva pagarli, ha fatto desistere molti.

E poi le banche hanno smesso di erogare i mutui, alzando i tassi, spiega Vanetti: andava bene quando i mutui fissi si fermavano all’1 per cento, mentre ora si attestano sul 3 o 4 per cento. «Sarebbe stato questo il segreto per il rilancio vero del mercato immobiliare», conclude convinto il vicepresidente.