Varese – Il fitness è senza fiato

La Prealpina - 04/02/2021

Sono stati chiusi da febbraio a giugno e poi, a parte una piccola pausa estiva, i tapis roulant e le cyclette hanno smesso di girare dal 23 ottobre a
oggi. Con un’eccezione: gli atleti agonisti. Ma, oggi, il mondo del fitness e delle palestre è attivo al 10% della sua potenzialità. Praticamente il nulla. E
così, un settore che aveva avuto un boom economico molto interessante, dando posti di lavoro e rispondendo a una domanda di fitness, oggi è in ginocchio. Lo dice Gabriele Ciavarrella, presidente di Aime salute benessere e fitness. Che aggiunge: «La preoccupazione riguarda innanzitutto
l’ipotesi di quando si potrà aprire». Già perché con la zona gialla,
le palestre sono ugualmente obbligate alla chiusura ed è maggiore il timore di una terza ondata, piuttosto che quello di un ulteriore allentamento delle misure di contenimento dell’infezione.
Ma, anche se si dovesse riaprire, non è che gli imprenditori hanno
messo le bottiglie di champagne al fresco per festeggiare. Anzi:
«A quel punto – aggiunge Ciavarrella – si aprirebbe il problema di chi ha pagato un abbonamento e non lo ha utilizzato. Queste persone, chiaramente, vorranno utilizzare i voucher e noi ci troveremmo a
dover aprire l’attività, ma senza incassare. Di conseguenza, quando si riaprirà, servirà un aiuto da parte delle istituzioni che, ci auguriamo, venga allargato, per esempio, a un sistema di detrazioni degli abbonamenti».
Inoltre, in questo scenario, si sommano altri problemi: «Alcune piccole realtà – aggiunge il dirigente di Aime e di Life Wellness – ovvero quelle senza tanti iscritti, hanno già deciso di chiudere». Il tutto mentre, altre attività sportive stanno ripartendo con un escamotage. I Dpcm, infatti, consentono l’attività sportiva agli atleti di preminente interesse
nazionale. Soltanto che alcune federazioni, come la pallacanestro, hanno esteso questo concetto ai campionati degli adulti di bassissimo livello, oppure ai settori giovanili fino agli under 13. Insomma, per la Fip, anche i bimbi sono di «preminente interesse nazionale». «Non è giusto – conclude
Ciavarrella – perché così mi pare che sia il classico metodo italiano
per cui, fatta la legge, trovato l’inganno».
E poi vi è il mondo dei collaboratori sportivi che, tramite l’impegno nelle palestre, riusciva ad avere un reddito o a migliorare le
entrate del bilancio famigliare: «I ristori della nostra categoria –racconta una nostra lettrice che preferisce rimanere nell’anonimato
– sono gestiti da Sport e Salute. È il mezzo tramite cui lo Stato sta verificando chi ha diritto ai ristori per poi distribuirli. Ci sono dei colleghi che a novembre hanno fatto la domanda e ricevuto immediatamente il ristoro di 800 euro. Altri, con le stesse condizioni di contratto, hanno ricevuto richiesta di verifica. Le carte sono state inviate e accettate ma,
a oggi, i soldi non sono ancora arrivati»