Varese Il Carroccio rischia lo sfratto

Da danee ghe n’è pù. Tanto che ora la Lega rischia lo sfratto dalla sede storica di piazza del Podestà.

A lanciare l’allarme è il segretario cittadino del Carroccio, Carlo Piatti. «Grazie alla disponibilità della proprietaria – spiega – ancora non abbiamo ricevuto la diffida scritta ma a marzo questa disponibilità cesserà e dovremo provvedere a tutti i pagamenti. Siamo indietro di sette mensilità. E di aiuti non ne arriveranno. Da Bellerio (quartier generale leghista a Milano, ndr) sono stati chiarissimi: arrangiatevi».

Calcolatrice alla mano, all’appello mancano circa 10.000 euro. Non proprio noccioline. Tutta colpa, a quanto pare, della ormai famosa confisca di quasi 49 milioni di euro dai conti leghisti (la Procura ne ha materialmente recuperati due) con l’accusa di una presunta truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali. Inchiesta partita da Genova che ha portato a diversi sequestri bancari e su cui ora dovrà esprimersi la Cassazione.

Di certo c’è che dopo 32 anni la sezione leghista di Varese potrebbe essere costretta a trovarsi una nuova sistemazione. Dove? Nessuno lo sa e nemmeno ci vogliono pensare, almeno i militanti storici. Probabilmente, se le cose non si aggiusteranno, lontani dal salotto varesino; da quel bilocale affrescato al primo piano di un bel palazzo storico affacciato, ironia della sorte, sulla statua del garibaldino. Lì dove è passata gran parte della storia del partito fondato da Umberto Bossi, uno che da quelle quattro mura senza riscaldamento ha rilanciato l’orgoglio del Nord, oggi immortalato dai numerosi manifesti e ritagli di giornali appiccicati sulle pareti.

Una sezione che odora di storia e che solo un anno e mezzo fa, esattamente a novembre 2016, festeggiava i 30 anni con la presenza di uno dei militanti più illustri: Roberto Maroni, governatore della Lombardia, che ha deciso di non ricandidarsi aprendo di fatto la strada a qualche, seppur flebile, polemica e al concittadino Attilio Fontana, altro iscritto nella sede di piazza del Podestà.

Il primo, “Bobo” per gli amici, c’era già allora. Correva il 1986 e non era nemmeno Lega Nord ma semplicemente Lega Lombarda, nata due anni prima nel vicino studio del notaio Franca Bellorini. Poi, a metà anni Novanta, il trasferimento della “testa” in via Bellerio, nel quartiere Affori di Milano, per una Lega che aveva bisogno di spazi sempre più grandi grazie soprattutto a un consenso elettorale crescente come oggi.

Ma il destino a volte sa essere spietato: e così anche la mastodontica sede, a due passi dall’ospedale Niguarda di Milano, nell’ultimo anno e mezzo è diventata troppo grande tanto da essere alla ricerca affannosa di potenziali investitori (che non mancano). Obiettivo: cederla così come è ma senza trasformarla in un centro commerciale o robe simili. Semmai un luogo per i milanesi, magari per quelli più anziani.

Due pezzi di storia con due destini in fondo simili. Segno dei tempi che cambiano e di una svolta filo nazionalista voluta da Matteo Salvini che forse non ha nemmeno più l’urgenza di raccontare la storia del movimento nato in città.

Chi invece ha voglia di lottare sono i quasi cento militanti attuali. Per loro la sede di Varese non è semplicemente una creatura bossiana, è essa stessa vita, di chi ha tirato la carretta fino a qua. Non c’è pomeriggio che non sia aperta grazie soprattutto a loro. Ancora oggi quelle mura hanno ascoltato violenti litigi come pacche sulle spalle. E la sola idea che possa non essere più il luogo di ritrovo delle riunioni come per iscrivere nuove leve in città o semplicemente confrontarsi tra amici, «fa malissimo». Non è un caso che Piatti stia già pensando, in caso di estrema necessità, a una raccolta fondi tra i militanti. Ma i tempi sono stretti. Anche Paolo Grimoldi, numero uno della Lega Lombarda, è sul pezzo tanto da aver chiesto di attendere il post voto in modo che qualche parlamentare eletto nella zona possa dare una mano concreta. Altra alternativa: unirsi alla sede provinciale e fare una sede unica in pizza del Podestà. Vero è che chiuderla adesso, proprio con le elezioni dietro l’angolo, «sarebbe uno smacco – spiega Piatti – se non addirittura un mezzo suicidio politico».

Figuriamoci poi per una Lega che spera di riprendersi la città alle elezioni del 2021. Una partita che potrebbe essere giocata, si vocifera, proprio con Carlo Piatti, avvocato e già assessore nella giunta Fontana, fermato in extremis due anni fa.