Varese – I prezzi restano bassi «Investite nel mattone»

La Prealpina - 16/09/2020

«Un direttore di banca mi ha chiesto di investire nel mattone. E, dopo una settimana, è arrivato anche il suo vice». Dino Vanetti, vicepresidente di Fimaa Confcommercio Varese, utilizza un esempio concreto per spiegare come l’immobiliare sia, in questo momento, un settore decisamente appetibile. D’altronde basta fare due conti per capirlo. Oggi ci sono bilocali abitabili che si portano via anche con 50-60.000 euro. Mettendoli in affitto a 450 euro al mese, si arriva a un rendimento dal 6% all’8% all’anno. Cifre che, in finanza, ci si sogna, a meno di non rischiare e pesantemente. Insomma, se nel 2020 le compravendite sono al ribasso e, probabilmente, scenderanno di un buon 25% rispetto all’anno precedente, ci sono delle situazioni che fanno ben sperare per il futuro. O almeno è quanto emerso ieri mattina, durante l’incontro “Il mercato immobiliare di Varese”, organizzato nella sala Montanari del capoluogo, all’interno del programma della Fiera di Varese.

Di certo la pandemia ha prima bloccato e ora sta rivoluzionando un mercato che, se non era ancora in risalita nei prezzi, almeno segnava dei buoni andamenti nelle compravendite. E ora? Santino Taverna, varesino e presidente nazionale di Fimaa, lancia un appello alle amministrazioni locali: «Con lo smart working – afferma il massimo dirigente della Federazione italiana mediatori e agenti d’affari – si rischia una desertificazione delle città, con il 25-30% di uffici e spazi dedicati al terziario che resteranno vuoti o chiusi. Serve, quindi, come avvenuto in alcune realtà come Bergamo, che vengano presi provvedimenti come l’azzeramento degli oneri di riconversione e che, al posto di un ufficio vuoto, si incentivi, per esempio, il residenziale. Sarebbe quindi auspicabile uno studio specifico sulle città e le economie urbane, per intervenire con opportuni correttivi con il coinvolgimento di tutte le categorie della filiera immobiliare». Inoltre «oggi più che mai – aggiunge Taverna – assistiamo a una crisi del commercio al dettaglio, acuita dall’attuale emergenza sanitaria. Ma quando nei centri storici i negozi smettono di alzare le serrande, è una sconfitta per tutti e i riflessi negativi si riverberano su tutta l’economia del Paese. Le città poco sicure alimentano la fuga dei cittadini verso altri lidi, con il conseguente calo dei valori immobiliari. Fare rigenerazione urbana significa mettere in moto investimenti e crescita, concorrendo al rafforzamento della produttività del sistema Paese». Inoltre vi è qualche timore anche per il superbonus del 110%: «Non vorrei – conclude Taverna – che altri operatori intervenissero con obiettivi di profitto e, in questo modo, potessero rendere questo strumento meno appetibile per le persone per cui è stato realmente pensato».