Varese ha la maglia nera del lavoro Più di mezza Italia sta meglio di noi

La Provincia Varese - 09/04/2016

Occupazione, in provincia il verso è sempre negativo. Nel 2015 non c’è stata la svolta, nemmeno gli incentivi alle assunzioni sono serviti, stando ai dati del Centro Studi ImpresaLavoro: oltre seimila occupati in meno rispetto al 2014, addirittura un saldo negativo di più di 17mila unità. «Situazione drammatica – per Umberto Colombo, segretario della Cgil di Varese – ha pesato soprattutto la fine degli ammortizzatori sociali in molte aziende colpite dalla crisi». Varese, a quanto pare, è una di quelle province d’Italia dove nemmeno gli incentivi fiscali alle assunzioni, la “decontribuzione” in vigore nel corso del 2015, hanno portato effetti positivi sull’occupazione. Sì, perché sebbene il numero degli occupati in Italia in valore assoluto sia cresciuto dello 0,83% nel 2015 rispetto all’anno precedente, questo dato positivo non si è distribuito in maniera uniforme sul territorio. Tra le 110 province italiane, ce ne sono infatti 67 in cui il numero degli occupati nel 2015 è aumentato, mentre nelle altre 43 l’occupazione è calata rispetto ai livelli del 2014. Lo certifica il Centro Studi ImpresaLavoro, che ha stilato una graduatoria a partire da un’elaborazione dei dati Istat sul valore assoluto degli occupai provincia per provincia. Il quadro che ne è emerso è sorprendente, perché il raffronto 2015-2014 penalizza molte realtà del Nord, tra cui appunto Varese, che con un saldo negativo di occupati di seimila e 57 unità, risulta nella “top ten” delle peggiori performance. Peggio di noi, altre province produttive come Verona, Padova, Monza Brianza, oltre a Firenze, Catanzaro e Pescara. Ma anche Brescia, Udine e Parma sono appena dietro a Varese. Il Centro Studi ImpresaLavoro però ha fatto anche un raffronto con i dati dell’occupazione pre-crisi, andando a recuperare i dati Istat relativi al 2007. Anche in questa graduatoria non c’è di che sorridere: perché è vero che le province del Sud sono quelle con le performance peggiori (Napoli e Bari hanno perso più di 60mila occupati), ma tra le realtà del Nord Varese è una delle tre con il saldo negativo più significativo, dopo Padova e Torino, con un segno “meno” da 17mila e 344 occupati. Numeri molto preoccupanti. Lo ammette anche Colombo, segretario provinciale della Cgil: «I motivi? I licenziamenti collettivi nelle aziende in cui si è esaurita la fase degli ammortizzatori sociali e il forte aumento dei fallimenti di piccole imprese. Qualche segnale di ripresa c’è, ma molto sporadico, più di rallentamento della crisi che non di miglioramento». Una situazione che il sindacalista non esita a definire «drammatica» per il nostro territorio, ribadendo la necessità di «salvaguardare il settore manifatturiero per evitare una perdita di prospettive anche per le giovani generazioni», ma anche di puntare sull’«innovazione, chiave che ha tenuto in piedi le aziende che hanno saputo investire, mentre chi ha puntato solo sulla compressione dei costi non ha saputo reggere». E il Jobs Act ha fatto poco.