Varese guarda Milano Un ponte verso il 2030

La Prealpina - 13/02/2020

Si può provare a programmare il futuro in un momento storico in cui ogni giorno c’è unn cambiamento? È una sfida complessa, ma la Camera di commercio di Varese, in stretta collaborazione con l’Università Carlo Cattaneo e con il coinvolgimento diretto delle forze economiche del territorio, ha deciso di percorrerla, in un tempo tutto sommato breve: 180 giorni per mettere nero su bianco le strade da percorrere da domani al 2030. Ieri, a Villa Ponti, la seconda tappa del percorso, dopo un paio di mesi (dicembre e gennaio) di ascolto degli imprenditori. Una mattinata di confronto con il presidente Fabio Lunghi, Massimiliano Serati, direttore della Liuc Business School, Giacomo Biraghi, responsabile innovazione di Confindustria Bergamo. Accanto a loro un panel di imprenditori e di referenti della stampa locale. Il nostro obiettivo – ha ribadito il presidente Lunghi – è andare oltre il momento storico attuale. Vogliamo fare da collante per le imprese del territorio, cercando di capire come affrontare i prossimi anni». A mettere nero su bianco le direttrici principali è stato Massimiliano Serati. E la sensazione è stata chiara: Varese ha in sè le potenzialità per essere protagonista, per archiviare, anno dopo anno, crescita e sviluppo. «Ma dobbiamo prepararci con scelte già compiute di fronte a un futuro incerto», ha sintetizzato Serati. «per arrivare a formare una sorta di ecosistema territoriale». Il fronte più caldo è quello del capitale umano o, come è stato definito, l’«assetto sociale». Il che significa, ad esempio, capire come arginare la fuga di persone capaci verso Milano o addirittura verso Paesi esteri, a fronte di un numero cospicuo di imprenditori che fatica a trovare personale adeguatamente formato e abile per le proprie aziende. Eppure la provincia vanta la presenza di campioni industriali e di una costellazione di piccole e medie imprese che portano valore aggiunto ma che ancora troppo spesso non si vedono. «Bisogna riflettere su questo assetto produttivo – ha sottolineato Serati – e occorre insistere sulle filiere orizzontali e sulla loro integrazione con servizi ad alto valore aggiunto». Non basta. Perchè la scommessa più importante da vincere è quella della “brandizzazione”, vale a dire dell’identità del prodotto Varese. «Varese vuole essere periferia dell’impero di Milano o giardino dell’impero?» ha sottolineato Serati. Il nodo probabilmente sta proprio lì, nel rapporto con il capoluogo lombardo, oggi ai massimi livelli di sviluppo e attrattività. Se da un lato la competizione non avrebbe senso, dall’altro la Città Giardino, per fiorire pienamente, non può esimersi dal confronto. Solo così emerge ad esempio come, proprio ai piedi delle Alpi, Milano si potrebbero trovare le soluzioni a quelli che tra dieci anni saranno i punti critici di Milano: l’overtourism, la saturazione residenziale (con i prezzi delle case che diventano una sorta di barriera all’entrata) e quella produttiva.