Varese – Fiori e piante a rischio

La Prealpina - 19/03/2020

Il florovivaismo rischia di finire in ginocchio, ma anche altri comparti dell’a g r o – a l imentare varesino non se la passano benissimo. È questa la situazione del settore primario nel Varesotto descritta da Fernando Fiori e Giacomo Brusa, presidenti rispettivamente di Coldiretti e Confagricoltura. Sicuramente a subire di più la situazione sono le aziende florovivaistiche il cui mercato, di solito, “sboccia” proprio con l’arrivo della primavera. «Nelle serre – dice Fiori – ci sono migliaia di primule, gerani, viole, piante aromatiche e piantine di verdure per gli hobbisti e per chi fa l’orto. Sono prodotti deperibili, che possono tenere 10-15 giorni. Poi il loro destino è quello di finire al macero». Un disastro. «Si rischia di perdere – aggiunge Brusa – l’80-85% della produzione floricola e anche l’export, ovviamente, ne sta risentendo. Insomma, ci sono le serre piene, ma molto resterà invenduto e anche la grande distribuzione sta assorbendo quantità irrisorie». L’altra grande filiera varesina è quella del latte. E anche qui, nonostante l’assalto quotidiano ai supermercati alla faccia del “Restate a casa”, la situazione è in chiaroscuro: «Per chi è all’i nterno di una filiera multinazionale o lavora con la grande distribuzione – commenta Fiori – non è cambiato molto. Ma non dimentichiamo che tanti allevatori varesini riforniscono di latte bar, ristoranti, agriturismi, negozietti, pizzerie. A loro sta andando decisamente male perché queste rivendite sono chiuse». Brusa, invece, si sofferma «sulla speculazione non necessaria attorno al prezzo del latte», ma anche su altri settori: «Gli agriturismi – afferma il numero uno di Confagricoltura – sono chiusi e da settimane non lavorano. Per loro è un momento tragico, così come per le aziende forestali e per il settore equino, anch’esso legato al turismo». C’è timore anche per il miele: «La stagione è appena iniziata ma, chi fa nomadismo, ha delle difficoltà a ottenere i permessi per spostarsi nelle altre regioni a cercare le fioriture». Per quanto riguarda le altre produzioni, «l’agricoltura è uno degli unici settori a non essersi fermato – conclude Brusa -. Siamo sempre stati produttori di cibo per la nazione e anche in questo momento difficile facciamo il nostro dovere, col latte, la carne e le uova. Ovviamente i nostri addetti stanno lavorando nel massimo della sicurezza, rispettando i metodi indicati dai decreti legge. Inoltre abbiamo la fortuna, in alcuni casi, di lavorare all’esterno e con una singola persona sul trattore in mezzo ai campi e, quindi, con rischio contagio pari a zero. Insomma, ancora una volta l’a g r icoltura si conferma come una tipologia di lavoro sostenibile». Intanto nei campi del Varesotto si continua a lavorare: «D’altronde – chiosa Fiori – nessuno come gli agricoltori conosce i momenti problematici: siccità, alluvioni, caldo, gelo. Supereremo anche questa» perché, chi lavora nei campi in un certo senso, è già vaccinato alle difficoltà.