Varese Edilizia – Più cantieri, pochi operai

La Prealpina - 24/11/2021

Prima coloro che s’improvvisano esperti del settore. Poi i veri professionisti del mestiere, che migrano per lavoro nella vicina Svizzera. Il comparto dell’edilizia delle province di Varese e del Verbano Cusio Ossola si scontra con due problematiche non di poco conto. Innanzitutto l’insidia rappresentata da chi si spaccia costruttore, senza esserlo di fatto: con l’aumento – in questi ultimi tempi – della domanda di lavori di ristrutturazioni (grazie alle agevolazioni fiscali) è partita la corsa al business da parte di imprenditori raffazzonati. Il che va a discredito di chi invece opera con professionalità nel settore. A denunciarlo era stato proprio dalle colonne della Prealpina, qualche giorno fa, il presidente di Ance Varese, Massimo Colombo. «L’invito che facciamo è quello di prestare grande attenzione e di sapere bene in che mani ci mettiamo – ribadisce Colombo -.Gli interventi di riqualificazione energetica sono una cosa seria e devono essere effettuati ad arte». Insomma, l’associazione di categoria rimarca con forza il suo ruolo, a garanzia dell’operato dei costruttori della provincia. Qui, come pure nel Vco, dove si riscontra la medesima problematica. Anche al di là del Lago Maggiore il numero crescente di lavori attira imprenditori improvvisati che, gestendo in maniera scorretta i proventi statali, eludono l’applicazione del contratto edile. «Inoltre – evidenzia Rino Porini, presidente di Ance Vco – , non assicurano certezze ai committenti, che invece vanno maggiormente sensibilizzati nella scelta di un’impresa che operi secondo le regole contrattuali, retributive, di sicurezza, di etica e di correttezza». Ma ora emerge con forza una seconda questione, tutt’altro che irrilevante: quella della carenza di lavoratori. «Il nostro territorio risente del problema più di altre zone d’Italia perché siamo svantaggiati dalla forte concorrenza svizzera. Reperire la manodopera rappresenta la criticità più importante delle nostre aziende edili» sottolinea Mauro Piras, Vice Presidente di Ance Vco. A Varese la musica non cambia. «Le nostre imprese registrano un consistente numero di lavoratori di tutti i profili – project manager, direttori di cantiere, operai specializzati e non – che scelgono di lavorare in Svizzera, principalmente per ragioni economiche – conferma Claudia Cozzi, direttrice di Ance Varese -. In particolare dalla statistica elaborata dalla Commissione paritetica cantonale dell’edilizia e del genio civile del Cantone Ticino per l’anno 2020 risulta che nel settore principale della costruzione il 56% della manodopera sui cantieri è frontaliera (3569 lavoratori con permesso per frontalieri ). Questo fenomeno è però storico in quanto una percentuale simile è una realtà da decenni nel nostro settore. E’ poi innegabile che gli stipendi svizzeri previsti dal Contratto nazionale sono accattivanti per i lavoratori esteri. Si consideri, a titolo esemplificativo, che un operaio qualificato da Ccnl percepisce a livello retributivo un terzo rispetto a un collega che lavora in Svizzera».