Varese Economia – Fabio Lunghi: l’anno del rimbalzo

La Prealpina - 22/12/2021

L’anno del rimbalzo: se il Pil italiano, secondo le stime più attendibili, finirà il 2021 con una crescita superiore ai 6 punti percentuali, il merito sarà anche degli imprenditori e, più in generale, di tutti gli operatori economici che ogni giorno mettono le proprie competenze e capacità al servizio del sistema economico della provincia di Varese. Ne parliamo con il presidente della Camera di Commercio, Fabio Lunghi.

Presidente, come e dove gli operatori economici hanno trovato forza propulsiva per il rilancio?

«I problemi che, indubbiamente, hanno caratterizzato l’inizio dell’anno, dopo che già il 2020 era stato tormentato da mille difficoltà, hanno trovato una prima scossa positiva con la nomina di Mario Draghi a presidente del Consiglio. Era la metà di febbraio e la guida del Paese è stata affidata a una figura di rilievo internazionale e di grande esperienza. Questo ha permesso di rilanciare e dare entusiasmo all’economia, ma soprattutto ha aiutato il Paese a credere in sé stesso, prendere finalmente consapevolezza di tutte le sue grandi potenzialità, le sue capacità d’innovazione, ricerca e sviluppo. Complici anche il rallentamento del lockdown e il ritorno a una graduale normalità, da lì è ripartita la fiducia: se c’è stato il rimbalzo del prodotto interno lordo e oggi siamo andati addirittura oltre le migliori previsioni, il merito è soprattutto del manifatturiero, con l’industria e l’artigianato che si sono rimessi in moto. Così, in provincia di Varese, i dati del terzo trimestre ci dicono che la manifattura industriale è cresciuta dell’11,2% e quella artigiana del 10,2% rispetto a un anno fa. Inoltre, la quota di fatturato con l’estero dell’industria si è attestata su un buon 43% mentre il tasso di utilizzo degli impianti è stato del 63%. Situazioni ben più delicate le hanno invece dovute affrontare il terziario e anche il mondo dell’agricoltura. Qui la ripresa è stata molto più lenta e, per certi versi, ancora si fa attendere».

 

L’andamento post pandemia ha, però, anche messo in luce delle problematiche che erano rimaste sottotraccia nei mesi precedenti

«È emersa la necessità di accorciare la filiera produttiva, per non dipendere sempre e comunque da situazioni lontane, in particolare dal Far East. Un altro tema forte è quello legato alle problematiche relative all’approvvigionamento delle materie prime con il balzo in avanti del costo dell’energia. La realtà è che si tratta di problemi non tanto strutturali quanto legati alla logistica e, probabilmente, a operazioni di carattere speculativo. Ecco perché è fondamentale arrivare al più presto a un concreto rafforzamento del modello comunitario, con l’Unione Europea e non i singoli Stati a dettare la linea della politica economica, facendo contare veramente il proprio peso sul piano internazionale».  

 

Se la manifattura è in ripresa, restano le preoccupazioni sul versante dell’occupazione

«Le difficoltà sul mercato del lavoro sono indubbie e riguardano, in particolare, il mondo del terziario e quella che è la nostra maggiore infrastruttura, Malpensa. Dobbiamo concentrare tutti gli sforzi, i nostri e quelli del mondo della politica locale e nazionale, per dare prospettive di recupero all’aeroporto. Non possiamo mai dimenticarci che è la nostra “porta d’ingresso” in termini commerciali, turistici ed economici a 360 gradi. Sebbene la logistica, con la movimentazione delle merci, abbia finora sostenuto un peso significativo nell’attività dello scalo, questo non può bastare. Le realistiche previsioni di Sea parlano di un ritorno alla normalità nel traffico business e in quello collegato al turismo non prima del 2024. Non ci possiamo permettere l’inerzia in attesa di quel giorno: le faccio un esempio, il sistema alberghiero e della ricettività intorno a Malpensa, duramente provato, rischierebbe di essere azzerato. Non solo, abbiamo 40mila dipendenti che, in maniera diretta o indiretta, hanno un’attività lavorativa legata all’aeroporto. Sono un patrimonio da preservare. Sul nostro territorio, c’è poi la necessità di superare al più presto il mismatch tra domanda e offerta di lavoro: le imprese cercano personale qualificato e troppo spesso non lo trovano. Preoccupa il fatto che, a novembre, nel 39% dei casi le aziende varesine abbiano avuto difficoltà a inserire le professionalità di cui hanno bisogno».

 

Qual è, in questo contesto, il ruolo di Camera di Commercio?

«Siamo e saremo sempre di più parte attiva nel sostenere e stimolare gli investimenti legati alle nuove tecnologie, aiutando la manifattura nella crescita della cultura dell’economia circolare. Grande attenzione riserviamo anche al miglioramento del capitale umano: occorrono un’efficace alternanza scuola-lavoro e il rafforzamento dei percorsi formativi di carattere tecnico-scientifici. Il nostro è un territorio dove, tutt’oggi, c’è un’elevata richiesta di occupazione qualificata, ma non sempre viene soddisfatta. Certo, nel suo complesso, il periodo che stiamo affrontando è delicato. Abbiamo, però, tutti gli anticorpi per far fronte a questa stagione, così complessa e stimolante al tempo stesso. Le Camere di Commercio insieme agli altri enti locali possono essere il migliore strumento per la messa in opera sui territori del PNRR. Il futuro potrà allora riservare grandi soddisfazioni al sistema economico varesino, a patto che i problemi strutturali, non dipendenti dal mondo delle imprese, trovino finalmente una soluzione».