Varese è meno ricca ma pronta a ripartire

La Prealpina - 27/04/2017

Provincia con le ali, provincia manifatturiera, ma soprattutto provincia ricca. Da sempre è questo il biglietto da visita del Varesotto lungo lo Stivale. Ma oggi, dopo la grande crisi economica è ancora vero? Abbastanza, verrebbe da rispondere. Perchè qualche posizione nella classifica delle province danarose è andata persa, ma nonostante la marcia indietro da Luino a Castellanza non si sta poi così male. A parlare sono innanzitutto i numeri. I redditi imponibili dichiarati in provincia nel 2015 superano quota 13 miliardi di euro. Il valore dell’Irpef è pari a 2,7 miliardi di euro, l’addizionale comunale vale 77 milioni e quella regionale 183 milioni.

«Oltre ai numeri complessivi – commenta Massimiliano Serati, professore associato di Politica Economica della Scuola di Economia e Management della Liuc Università Cattaneo – è importante analizzare il dato pro capite che misura il benessere individuale. Su questo fronte siamo sesta provincia a livello lombardo mentre cinque anni fa eravamo quinti. Abbiamo perso una posizione ma ci collochiamo a metà classifica. Questo non significa un arretramento della ricchezza, ma una crescita inferiore rispetto a quella di altre province». Non basta. C’è un altro elemento da tenere in considerazione. Si chiama reddito per dichiarante, che viene calcolato in base al numero delle persone che fanno la dichiarazione dei redditi. In questo caso Varese rosicchia una posizione, collocandosi al quinto posto, anche grazie alla massiccia presenza di frontalieri. Se poi al reddito prodotto si aggiunge anche la ricchezza storica (vale a dire patrimonio immobiliare e depositi bancari), allora la provincia sale ancora, arrivando al quarto posto.

«Teniamo presente – continua Serati – che siamo di fronte a un territorio molto variegato ed eterogeneo, con città come Gallarate Busto che si collocano tra le prime 50 città per reddito e zone dell’entroterra più in difficoltà che trascinano verso il basso». Dentro questa molteplicità, in ogni caso, non si vive male.

«Lavorando su questi numeri – spiega il docente della Liuc – emerge chiaramente il fatto che la provincia ha perso terreno perchè in questi anni ha vissuto una profonda trasformazione legata al forte radicamento del manifatturiero. La densità di manifatturiero è stata ed è ancora più alta della media , ma la produzione è molto cambiata. Restano i settori storici, dal tessile alla meccanica, ma cambiano pelle diventando decisamente più innovativi. In estrema sintesi possiamo dire che si passa da un sistema di produzione sui grandi numeri a tante nicchie di eccellenza. Inevitabilmente il passaggio non è indolore. Ma ora che è quasi ultimato, possiamo dire che sono state gettate le basi per ricominciare a creare ricchezza nuova». Nei prossimi anni, insomma, si può risalire in classifica: le carte ci sono tutte, bisogna giocarle al meglio.