Varese è in crisi strutturale?

La Prealpina - 11/12/2018

di Fabio Minazzi

 

Recentemente ho partecipato al trentaseiesimo convegno della Fimaa, ovvero della Federazione italiana mediatori agenti d’affari della Provincia di Varese. Il lettore si chiederà: e che ci fa un filosofo in mezzo agli agenti immobiliari? In primo luogo impara, perché questo mondo per me è in gran parte sconosciuto. Ho così potuto ascoltare molte relazioni “tecniche” che hanno fornito un quadro preciso e significativo del mercato immobiliare varesino. Poi, si sa, la filosofia è “mercuriale”, capace quindi capace di infilarsi “tra le pieghe” di qualunque realtà. Non certo per “pontificare”, bensì per ascoltare, imparare e riflettere, portando il proprio specifico “occhio” teoretico, ovvero la capacità di svolgere un riflessione critica concernente le differenti prassi di vita.

In questo caso ascoltando le relazioni emergeva un dato di fondo da cui non si può prescindere: mentre il mercato immobiliare di Milano è dinamico ed in crescita, quello di Varese è ancora in crisi. Con la conseguenza che a Milano i prezzi sono più alti di quelli varesini e mostrano una tendenza al rialzo, mentre a Varese il vaolre degli immobili cala e non si vede il punto in cui ci si fermerà.

Se questo è il quadro che, con grande onestà e ricchezza di dati, è emerso dalle differenti relazioni una domanda sorge spontanea. Non si tratta di una domanda connessa all’andamento del mercato immobiliare. Semmai occorre partire da questi dati per porsi altre domande. Per svolgere queste considerazioni occorre abbandonare l’immediatezza della contemporaneità e guardare al mondo con un occhio di “lungo” e “medio” periodo.

Se lo si fa un problema si pone subito di fronte a noi. Se infatti si confronta l’Ottocento/inizio Novecento con il nostro tempo subito emergono alcuni dati interessanti. La ferrovia Gallarate-Varese (che si collegava con quella per Milano), fu inaugurata nel 1865 e costruita a spese delle comunità amministrative locali. Le Ferrovie Nord Milano nascono, invece, nel 1877: la linea Milano-Saronno è inaugurata nel 1879, nel 1884 la tratta fino a Malnate, nel 1885 la Malnate-Varese e l’anno dopo la Varese-Laveno. Quindi nella seconda metà del diciannovesimo secolo Varese era collegata da due diverse reti ferroviarie con Milano. Il tempo di percorrenza ferroviario Milano-Varese era quella in linea con la tecnologia del tempo (70 minuti circa). Una manciata di decenni dopo, nel 1924 fu inoltre inaugurata la prima autostrada italiana che collegava Varese con Milano.

Si può quindi dire che a cavallo tra la fine del XIX secolo e l’Inizio del XX secolo i gruppi dirigenti di Varese hanno dimostrato grande lungimiranza, comprendendo come fosse vitale collegare la nostra città al capoluogo lombardo, cuore pulsante della regione. Se ora ci si sposta al nostro tempo si misura la drammaticità della nostra situazione. Queste infrastrutture, che un tempo erano decisamente all’avanguardia, oggi non sono più adeguate secondo gli standard europei. In treno impieghiamo circa un’ora per andare a Milano (mentre la media europea parla di 15 minuti per percorrere 50 km!) e l’autostrada costituisce un imbuto dal quale si è fortunati se nelle ore di punta si esce dopo più di un’ora di viaggio.

La mancanza di infrastrutture in grado di collegarci tempestivamente a Milano ha naturalmente gravi conseguenze. I milanesi, che pure potrebbero venire a vivere a Varese (dove le case costano meno e sono in un contesto molto più bello) non possono farlo proprio perché, lavorando a Milano, non hanno a disposizione valide infrastrutture (un metrò leggero e un’autostrada scorrevole). D’altra parte anche i varesini se lavorano a Milano si trasferiscono li, perché non hanno infrastrutture adeguate per vivere a Varese lavorando a Milano. Il risultato è ovvio: il mercato immobiliare di Milano “tira”, mentre quello di Varese cala. A noi l’amarezza di constatare come i gruppi dirigenti del XIX secolo fossero più lungimiranti e dinamici di quelli del nostro tempo. Più lungimiranti perché hanno guardato oltre il proprio naso, perseguendo il bene comune. Gli altri hanno invece perseguito il loro “particolare” condannando i varesini a subire una situazione che ha fatto precipitare la qualità di vita nella nostra città. Né saranno le piste ciclabili a risolvere questo grave problema infrastrutturale ed economico.