Varese e il Dragone

C Ci sono stati anni in cui il colosso cinese faceva paura agli industriali varesini: l’attacco al settore tessile, con le pesanti conseguenze sul sistema economico provinciale, non poteva non creare diffidenza verso il Dragone. Oggi è diverso. Negli anni la Cina, oltre che concorrente, si è trasformata anche in una opportunità importante per le aziende varesine. A dirlo sono i numeri. Secondo i dati elaborati dall’ufficio studi dell’Unione industriali della provincia di Varese, nel 2018 le esportazioni verso il paese orientale sono aumentato del 5,1% rispetto all’anno precedente, arrivando a 401 milioni di euro. I prodotti esportati sono principalmente macchinari e mezzi di trasporto, che, nello specifico, significa in modo preponderante industria aerospaziale. Tutti i prodotti esportati hanno fatto un passo avanti, soltanto i tessili sono andati in retromarcia. va detto che la tendenza varesina rispecchia quella lombarda. I rapporti con la Cina, per la Lombardia, valgono 17,6 miliardi, il 40 per cento del totale italiano che è di 44 miliardi. Secondo una elaborazione della Camera di Commercio di Milano, l’i n t e r s c a mbio regionale cresce del 10,9% in un anno. Si tratta di 13 miliardi di import (+10,5%) e 4,4 miliardi di export (+12,2%). La Lombardia è seguita in Italia da Veneto ed Emilia Romagna (oltre 5 miliardi) e Piemonte con 4 miliardi. Prime a livello nazionale Milano (8 miliardi, +12,7%) e Lodi (2,3 miliardi, +20,4%). Vengono poi Torino, Bologna, Treviso e Vicenza. Tra le prime 10 con oltre un miliardo di scambi anche le lombarde Bergamo (+7,1%), Monza Brianza (+10%) e Brescia (+8%).

Tra opportunità e rischi serve una politica chiara a fianco delle imprese

Tra opportunità e rischi serve una politica chiara a fianco delle imprese

Cina grande opportunità oppure Paese concorrente da temere con grande attenzione? Un interrogativo che non da oggi attanaglia gli imprenditori italiani e Varesini e che torna di attualità stretta con la Via della Seta. «Le opportunità si affiancano, ovviamente ai rischi di intrattenere rapporti stretti con un gigante economico e finanziario e con un Paese anche culturalmente, non solo geograficamente, lontano da noi – commenta Riccardo Comerio, presidente dell’Unione Industriali della provincia di varese – Ciò impone visione, capacità strategiche, idee chiare e capacità relazionali, politiche e diplomatiche da mettere sul piatto di ogni trattativa istituzionale. Noi come imprese continueremo a fare la nostra parte, che è quella di saper promuovere e vendere il made in Italy, anche tecnologico, su quel mercato, difendendo allo stesso tempo il nostro know-how». Certo i numeri da soli dicono come la Cina sia uno dei mercati di riferimento dell’i ndustria varesina. «Il Paese – sottolinea Comerio – rappresenta per valore dell’export generato l’ottavo nostro partner commerciale, secondo come realtà extra-europea dopo gli Stati Uniti». E i livelli sono in costante crescita, con un balzo in avanti del 5% solo nel 2018. Certo è che, come sempre, gli imprenditori non possono fare tutto da soli. «Abbiamo bisogno di scelte istituzionali chiare – sottolinea con forza il numero uno degli imprenditori varesini – e ben ponderate per evitare che anche eventuali accordi relativi alla “Via della Seta” non si traducano in un boomerang dal punto di vista dei rapporti con altri partner commerciali, vedi gli Stati Uniti, per la nostra industria così importanti, e dal punto di vista del rischio di trasformarci in un satellite industriale di un sistema manifatturiero dai numeri e dalle dotazioni finanziari apparentemente illimitate come quelle cinesi. Il tutto si deve tenere. E per farlo, per trovare un equilibrio serve prima chiarirsi su quale sia la politica industriale dell’Italia. Occorre una visione di lungo periodo che deve essere giocoforza comunitaria, condivisa con tutti i partner dell’Unione Europea» .

La Via della Seta deve passare anche sopra Malpensa

Cieli liberi verso la Cina: lo ha chiesto ieri, intervenendo alla conferenza sul trasporto aereo del Ministero delle infrastrutture e trasporti a Roma, il neo-amministratore delegato di Sea Armando Brunini. La “Via della Seta” di Malpensa passa attraverso nuovi accordi bilaterali per aprire le possibilità di connessione sull’asse tra l’Italia e la Cina. Una convinzione che aveva già ben presente il presidente uscente della società che gestisce gli scali di Malpensa e Linate, Pietro Modiano, ma che è tra le priorità del nuovo Ad Brunini, stando a quanto affermato ieri al tavolo del Mit. Modiano aveva quantificato in almeno una cinquantina le frequenze possibili in più per i voli a lungo raggio tra Malpensa e il Dragone, promuovendo una politica di attrazione culminata in un roadshow in Cina la scorsa estate, alla ricerca di nuove compagnie che potessero aprire rotte intercontinentali verso la brughiera, soprattutto dalle metropoli non servite (a Malpensa attualmente ci sono voli diretti solo per Pechino, Shanghai e Nanjing). Ieri Brunini ha perorato nuovamente la causa della liberalizzazione con parole chiare e dirette: «Per consolidare il trend di crescita del settore aeroportuale e rispondere alle sfide del temuto “capacity crunch” in un contesto sostenibile – ha spiegato l’amministratore delegato – occorre proseguire e accelerare le politiche di liberalizzazione e “open sky” con priorità a quei Paesi che esprimono alti tassi di crescita del turismo outgoing, Cina in primis». Se l’Italia si avvia a stringere il Memorandum of Understanding con Xi Jinping per la “Nuova Via della Seta”, ecco che è ora di liberalizzare anche i cieli, sul modello già in vigore con gli Stati Uniti, per intercettare tutte le opportunità di sviluppo che già sono possibili. Ad oggi, in attesa che si sblocchino i bilaterali, l’unica opzione che si può concretizzare è quella del volo di China Southern Malpensa-Guangzhou, l’unico destinato in brughiera che ha ottenuto il via libera dalla Caac, l’autorità cinese dell’a v i azione. Chissà che l’accordo sulla Via della Seta non porti anche maglie più larghe nei cieli tra Italia e Cina. Del resto, Armando Brunini ieri al Mit ha ricordato che «i progressi dell’industria del trasporto aereo registrati nell’ultimo decennio sono il frutto di due fattori: la politica di liberalizzazione del trasporto aereo e l’introduzione dei contratti di programma».