«Varese diventi una città circolare»

VARESE – «L’obiettivo è quello di far diventare Varese una “città circolare”». Lo ha annunciato l’assessore all’Ambiente Dino De Simone ieri, al teatro Santuccio, durante la tavola rotonda “Varese Città dell’Economia Circolare” organizzata nell’ambito del festival Nature Urbane. All’evento hanno preso parte 12 relatori tra cui l’onorevole Maria Chiara Gadda che ha illustrato la legge contro lo spreco alimentare.

L’economia circolare adotta la logica dell’economia tradizionale (produco, uso e butto) e la trasforma in un cerchio: produco, uso, riutilizzo e, alla fine di un ciclo molto lungo, riciclo e reimmetto nel sistema produttivo. «Un’economia di questo tipo si applica a qualsiasi cosa, ai rifiuti, all’agricoltura, all’edilizia, all’alimentazione, ai processi produttivi e alla mobilità – spiega De Simone – Quello che dobbiamo fare a Varese è metterci affianco a tutti coloro che lavorano in questo campo, come per esempio l’associazione “Non solo pane” che si occupa di distribuire cibo a chi ne ha bisogno».

Durante la giornata si è parlato anche dell’ambizioso obiettivo di aprire, a Varese, un centro del riuso, ovvero un luogo dove sia possibile dare una nuova vita ad oggetti che non servono più. «Siamo in fase di ricerca di un sito appropriato a questo scopo» dice De Simone. Il centro del riuso è un luogo dove i cittadini possono portare gli oggetti che non servono più, mettendoli a disposizione degli altri. Il centro potrebbe essere gestito da persone legate a cooperative sociali. Parallelamente, si potrebbero creare botteghe dove riparare oggetti, proprio nell’ottica di realizzare un’economia circolare.

Il modo di produrre ha a che fare con la felicità? Sul tema si è interrogato Serge Latouche, economista e filosofo francese, che ieri ha tenuto una lectio magistralis alle Ville Ponti, in occasione del convegno «La felicità che non ti aspetti» promosso da Kiwanis Varese (l’evento è stato sostenuto anche dalle sezioni varesine dei Consulenti del lavoro e degli Architetti e dalla sezione lombarda della Società italiana di terapia cognitiva e comportamentale). «La felicità come idea che la vita materiale possa permettere l’accesso a un benessere personale è un’invenzione della modernità basata su due condizioni: individualismo ed economia – premette Latouche – Ma questa promessa non si è mai realizzata, anzi, l’economia di oggi porta sempre maggiori ingiustizie e disuguaglianza» ha affermato il docente francese che non propone certo di tornare indietro ma piuttosto andare oltre e spostare l’obiettivo su una società «ricca di gioia di vivere»: «Un’economia felice è un ossimoro – spiega Latouche – bisogna uscire dall’imperialismo dell’economia sulla vita quotidiana e sociale per ritrovare il senso dell’uomo, dell’umanità, il senso della società, dell’agire politico e della cultura».

Il festival Nature Urbane ieri ha proposto altri due appuntamenti. Alle 16, a villa Panza, Marco Magnifico, vicepresidente esecutivo del Fai, ha tenuto una conferenza dal titolo «Origine ed evoluzione del Fai». Alle 18.30, invece, i riflettori sono stati puntati su villa Mylius dove Peppe Servillo ha letto l’ottava puntata del Barone Rampante di Italo Calvino, davanti a un pubblico di 400 persone.