Varese diventa più digitale per guardare al futuro

Sono passati quasi dieci anni dal fallimento di Lehman Brothers che segnò l’avvio della grande crisi che ha cambiato l’intera economia mondiale. E anche la nostra provincia non è certo rimasta indenne: tante imprese hanno chiuso, ma tante hanno resistito, cambiando però pelle. Questi dieci anni è vero che sono stati difficili per imprese e lavoratori, ma hanno anche traghettato l’industria verso le nuove tecnologie, verso quella che oggi è un paradigma imprescindibile: l’industria 4.0. Oggi, spiega Confartigianato Varese «ci sono meno gru e più computer, meno negozi tradizionali e più e-commerce, si punta sulla formazione per aumentare le competenze interne, sui lavori tradizionali che sono visti con occhi e idee nuovi, sullo studio e sui giovani». Anche Varese insomma si presenta più digitale e con meno manifattura: cala il settore manifatturiero, regge bene quello informatico e di servizi digitali, cresce l’attenzione verso le nuove tecnologie: Internet delle Cose, Sharing economy ed economia circolare. Il mondo delle micro e piccole imprese, anche in provincia di Varese, si muove, come testimoniano i dati del Rapporto 2017 di Confartigianato Lombardia. Siamo di fronte ad una industria 4.0 che trascina con sé nuove prospettive, nuove skill professionali. Le imprese artigiane della provincia di Varese potenzialmente interessate all’Internet delle Cose sono oggi 15.437, quelle che vogliono muoversi nella Sharing economy si contano in 13.081. «Non ci si può fermare ora: le imprese chiedono di andare avanti, di mettere a sistema scelte competitive per la loro competitività. Strumenti nuovi ma anche un modo diverso di guardare al tessuto manifatturiero del territorio. Capace di resistere, di creare e di innovare. Ma un’attenzione particolare deve andare ai tempi anche del governo: che devono essere veloci, vero, ma in grado anche e soprattutto di dare agli imprenditori i giusti spazi per programmare e pianificare il loro futuro gestendo, bene, le loro risorse». Puntiamo sui giovani è la ricetta proposta da Confartigianato Varese e anche sull’autoimprenditorialità e sui valori dell’artigianato e della piccola impresa. E in questa direzione Varese si muove: nel 2016 le imprese gestite da under 35 erano 2.610 con un’incidenza totale sull’artigianato del 12%. Le attività in rosa erano 519 attività (incidenza sul totale del 19,9%) mentre i giovani stranieri a capo delle aziende sono 868 con un peso, sul totale, del 33,3%. Quindi innovazione, preparazione, formazione e internazionalizzazione. Anche l’export è un ingrediente fondamentale per la sopravvivenza nella nuova economia: e le micro e piccole imprese varesine si dimostrano attive e vanno sui mercati esteri con curiosità. I dati lo dimostrano: nel I semestre del 2017 il valore del Made in Varese che ha raggiunto l’estero è stato di 1.086 milioni di euro con un’incidenza sull’export totale del manifatturiero del 22,2%