Varese Confapi – «Paura per fine anno»

La Prealpina - 02/08/2022

«Non sono i dati economici del secondo trimestre a destare preoccupazione, quanto l’imprevedibilità che caratterizza il presente, ma soprattutto il futuro a breve termine. Aumentata dalla caduta di un governo guidato da un primo ministro autorevole che ci ha spinto in una crisi politica incomprensibile e provocata da beghe distanti anni luce dal mondo dell’impresa e dai bisogni di imprenditori e lavoratori». Marco tenaglia, presidente di Confapi Varese, guarda ai numeri della congiunturale ed è preoccupato. Sì, perchè se è vero che nei primi sei mesi dell’anno le piccole e medie aziende varesine sono riuscite a mettere a segno incrementi di fatturato, è altrettanto vero che i tre mesi che si annunciano all’orizzonte portano troppe incongnite per poter dormire sonni tranquilli. Secondo il report congiunturale sul secondo trimestre realizzato dal centro studi Confapi, tra aprile e giugno metà delle imprese varesine rilevano fatturati in crescita, mentre un ulteriore 20% evidenzia una stabilità. Buoni anche i dati su produzione con segno positivo o stabile per il 70% delle imprese e quelli relativi agli ordini (50%). In media un terzo delle imprese, invece, denuncia ordinativi, fatturati e produzione in calo.

Altro indicatore di particolare interesse è quello relativo all’occupazione. Il numero è sostanzialmente stabile nella gran parte delle imprese così come il dato relativo agli investimenti. Sulle aree geografiche gli aumenti più marcati di fatturato e ordini riguardano il mercato domestico e quello europeo.

«Dai dati possiamo cogliere segnali positivi. Difficile però azzardare cosa accadrà nei prossimi mesi – continua il presidente Tenaglia – La pandemia non del tutto superata, il conflitto in Ucraina che continua ad avere ripercussioni negative sull’economia, il costo dell’energia alle stelle e quello delle materie prime. A tutto questo aggiungiamoci il problema politico». Il timore di perdere i fondi messi a diposizione dall’Europa è mplto concreto . «Non giriamoci troppo intorno, siamo sotto esame e per il momento abbiamo preso solo un terzo dei soldi del Pnrr – sottolinea il numero uno di Confapi – Il Paese necessità di riforme di cui si parla da tempo e che ora sono ferme. Preoccupazioni che emergono dal mondo imprenditoriale in maniera trasversale. E mai come in questo momento, abbiamo bisogno di una politica seria. In passato la locomotiva Italia procedeva indipendentemente dalle beghe di partito, oggi invece c’è l’esigenza non possiamo prescindere dall’avere politici seri ed autorevoli. E Draghi lo era».