Varese Commercio – Controlli sì ma non ai negozi

La Prealpina - 16/06/2022

Le associazioni di categoria a Palazzo Estense per esporre le criticità del mondo del commercio e proporre all’amministrazione interventi mirati per sostenerlo. È stata una riunione molto lunga ma ricca di spunti, quella della Commissione Attività produttive che ieri sera ha ospitato i rappresentanti di Ascom, Aime e Confesercenti, per tracciare un quadro sull’andamento del settore.

Al di là delle problematiche che sono quelle della categoria a livello nazionale, i delegati delle associazioni hanno evidenziato quelle che invece sono le criticità tutte varesine e come si aspettano che l’amministrazione le affronti. Al primo posto hanno messo la sicurezza e non solo quella legata a piazza Repubblica e alle attività commerciali, anche ambulanti, che ci gravitano intorno, ma quella che percepiscono scarsa anche nelle altre zone del centro come in tutta la città. Al contrario, hanno evidenziato una frequenza esagerata di controlli nei loro confronti da parte della polizia locale. Un’altra richiesta che è uscita unanime è quella che l’amministrazione organizzi degli eventi per vivacizzare la città.

«Sentiamo numeri enormi legati alla presenza dei turisti in città, ma in centro non arrivano e nemmeno nei negozi – hanno sottolineato da Confesercenti -. Attirati dagli eventi sportivi, poi non hanno ragioni per trattenersi e i commercianti ora non sono nelle condizioni di poter investire nell’organizzazione di eventi che chiediamo sia invece il Comune a mettere in piedi». Insieme ad azioni che incentivino lo shopping del centro, come il parcheggio gratuito per la prima ora di sosta durante i saldi o occasioni particolari.

Ascom ha presentato invece i risultati del questionario diffuso tra i commercianti. I dati sull’andamento del commercio emersi sono contrastanti, perché un terzo delle attività ha riscontrato un miglioramento rispetto agli anni precedenti, un terzo non ha riscontrato variazioni e per un terzo è peggiorato. Sulle criticità sono invece tutto d’accordo: manca sicurezza, decoro e attrattività. Ascom ha anche distribuito ai consiglieri «un documento che abbiamo presentato a settembre, il “Patto per il commercio” che è assolutamente attuale e contiene le azioni che in sinergia andrebbero messe in campo».

E infine il decoro. Ci sono degli elementi di criticità legati alla gestione del nuovo servizio di pulizia delle strade e di raccolta differenziata che i consiglieri si sono proposti di affrontare con un’altra commissione e direttamente con l’azienda che se ne occupa. In alternativa i commercianti hanno proposto di potersi affidare ad associazioni e volontari, come era stato negli anni passati, che si occupavano di ripulire i muri dai graffiti.

Un dato allarmante che è stato dato riguarda invece le attività commerciali perse da Varese negli ultimi dodici anni: 150 negozi, registrando un meno 12% sulle unità locali e meno 18% delle sedi. Questo ha poi delle ripercussioni su altri settori: dall’occupazione fino all’andamento del mercato immobiliare che risente nelle zone abbandonate dai negozi.

«C’è bisogno di eventi sparsi»

«Sicurezza, vivibilità e animazione sono i temi principali che vanno affrontati di concerto con l’amministrazione comunale – spiega – a cominciare dai cantieri: stanno un po’ esagerando. Tutto è concentrato nell’arco di un chilometro quadrato, il centro è congestionato dal traffico e di conseguenza invivibile. È mancata organizzazione e programmazione, così come per la pulizia delle strade e la raccolta differenziata».

La nuova azienda che si occupa del servizio ha dimostrato efficienza, ma ha cambiato gli orari di ritiro dei sacchi che nel centro città restano esposti durante il giorno e non più di notte. «Pulire le strade alle 6 del mattino è inutile se poi l’immondizia resta per strada. È necessario ripristinare la raccolta notturna, perché così la città risulta sporca e maleodorante».

Un altro tema che sta a cuore ai commercianti è quello della sicurezza. Anche se non se ne ha sempre notizia, i furti sono all’ordine del giorno. Anche Ambrosetti ne ha subìto uno recentemente e anche spudorato. «Questa è un’altra questione su cui c’è tanto da fare – dice – ma entriamo in altro campo». Quello che rientra nelle strette competenze dell’amministrazione potrebbe essere l’organizzazione di eventi «di cui in questo periodo c’è grande fame e sete, basta vedere il successo della festa del rugby. Non dico di fare una notte bianca al mese, ma era bello per esempio quel festival musicale che si organizzava per le vie del centro qualche anno fa. Eventi sparsi insomma, di richiamo, e allora sì che i commercianti sarebbero anche felici di chiudere le strade, perché la gente verrebbe ugualmente in centro». E poi c’è la questine della scarsa offerta commerciale, che per Ambrosetti è principalmente dovuta al caro affitti dei negozi. «Cosa comune ad altre città e dove le amministrazioni sono intervenute per calmierare i prezzi, il commercio si è rivitalizzato. C’è chi ha scelto di farsi garante per l’affitto e incentivato le aperture di temporary store, chi ha promosso i contratti a canone concordato e chi ha introdotto agevolazioni sulle imposte locali per i proprietari che non lasciano sfitti i negozi».

 

Grandi marche ma poca originalità

Al posto di Zamberletti in corso Matteotti si parla dell’arrivo di un punto vendita di A. Gi. Emme, la boutique comasca dei grandi marchi. Un negozio del lusso che indubbiamente impreziosirebbe l’offerta commerciale della città, ma che contemporaneamente ne restringe la forbice.

Da una parte tanti negozi con prodotti di marca e dall’altra le grandi catene. Manca una via di mezzo che renderebbe davvero unica e speciale l’esperienza dello shopping in città. Proprio la scarsa offerta commerciale è uno dei temi che le associazioni di categoria hanno indicato alla riunione della commissione Attività produttive.

Il centro di Varese è sempre più simile a quello di altri centri storici di altre città. I negozi locali non hanno saputo innovarsi e pian piano sono stati travolti dalla varietà che invece offre la rete. Prodotti spesso made in Italy, frutto della creatività dei nostri artigiani e adatti ad ogni tipo di portafoglio. Quello che manca è proprio il fiorire di negozi che offrano prodotti particolari, ricercati e che rendano la passeggiata in centro un evento anche solo per “vedere le vetrine“, come del resto era una volta.

Non è un caso se tra le attività che sono fiorite negli ultimi anni ci siano proprio, per esempio, i negozi di frutta e verdura che vendono anche i prodotti confezionati e le conserve. Nel settore alimentare l’inversione di tendenza è già avvenuta e i negozi al dettaglio si stanno prendendo la loro rivincita sui supermercati.