Varese «Città troppo individualista»

La Prealpina - 08/05/2017

Una messa solenne in Basilica, nel giorno della festa di San Vittore, patrono della città. L’occasione per riflettere, ha detto ieri il prevosto Monsignor Luigi Panighetti nel corso della predica, sulle tante forme di emarginazione presenti nella nostra società, che vanno dall’«esclusione sociale alle censure e limitazioni della libertà di coscienza». Così il soldato martire proveniente dalla Mauritania diventa simbolo di una giornata che vuole «unire la comunità cristiana e civile in modo non formale ma consapevole, per guidarci verso una convivenza che sia capace di reciprocità concreta, esercizio democratico del confronto, ricerca del bene comune». E ieri, a simboleggiare questa unione, è stato proprio il lungo corteo storico partito da Palazzo Estense, dopo la cerimonia di consegna della Girometta d’oro, per arrivare in chiesa, dove le rappresentanze civili e militari hanno preso posto davanti all’altare, per assistere al “rito del faro”. Un rito antico che, con l’accensione di un globo di bambagia davanti al presbiterio, omaggia al martire patrono, alludendo al suo sacrificio tra le fiamme, e invita alla solennità del momento liturgico, celebrato alla presenza dei parroci della città e dei sacerdoti che hanno svolto il loro ministero in Basilica. La celebrazione eucaristica si è fatta così occasione, nelle parole del prevosto, per anticipare «una lettera alla città che verrà resa nota nei prossimi giorni, per invitare al dialogo e ribadire la volontà delle realtà cattoliche di frenare la deriva individualistica e richiamare tutti alla necessità di sforzi comuni, per far sì che la nostra possa dirsi davvero una città degna degli uomini». Parole schiette, con le quali monsignor Panighetti non intende «esprimere, in rappresentanza dei cristiani di Varese, sterili lamentazioni o limitarsi a critiche improduttive quanto inutili», ma piuttosto auspicare «un dialogo che consenta ad ognuno di manifestare il proprio pensiero e le proprie necessità, per migliorare la società in cui viviamo». Un miglioramento che, a suo dire, parte proprio dalla consegna dei premi e riconoscimenti avvenuta ieri, perché «possano essere per tutti uno stimolo a fare sempre di più e meglio».

E in quest’ottica si inquadra anche il premio “Mamma dell’anno 2017” che, alla fine della messa solenne, è stato attribuito a Cristina Frascoli «per le grandi doti di intelligenza, cultura ed esemplare umanità che la nota ginecologa ha coniugato con il ruolo di moglie e di mamma di sette figli- ha detto nel consegnarlo il Regiù della Famiglia Bosina, Luca Broggini- e per il grande dono della carità verso il prossimo, condotto con umiltà e riservatezza».

La festa patronale è proseguita quindi con un pomeridiano Vespro d’Organo e lo spettacolo serale “La vita di Maria” interpretato, in piazza San Vittore, da Claudia Donandoni e Sergio Stefini, e si concluderà oggi con il concerto a ingresso libero, alle ore 21 in Basilica, con musiche di Grieg e Dvorák.