Varese città del mondo L’export va oltre la crisi

La Prealpina - 29/04/2016

Nonostante la crisi, il Varesotto è passato da un fatturato di export di 7,7 miliardi di euro nel 2009 a oltre 10 miliardi di oggi. Numeri che hanno permesso di superare gli anni peggiori dal punto di vista economico, soprattutto per chi ha investito nell’internazionalizzazione. Ed è stata proprio l’internazionalizzazione al centro del dibattito “Varese nel mondo” organizzato ieri mattina nel Salone Estense per iniziare gli eventi a celebrazione dei sessant’anni di storia del quotidiano Il Giorno. Vale a dire il primo giornale che ha inserito delle pagine di approfondimento economico e finanziario nella storia della stampa italiana e che, come ha ricordato il direttore Giancarlo Mazzuca, «fu una scelta avveniristica, fortemente voluta dal fondatore Enrico Mattei, presidente dell’Eni e che oggi vede Varese fra le città italiane maggiormente protagoniste, soprattutto quando si parla di internazionalizzazione delle imprese». Lo sa bene lo storico responsabile della redazione varesina, Ezio Motterle che da poco ha lasciato il testimone a Enrico Camanzi e ai altri collaboratori presenti ieri per l’evento.

Un evento che, come detto, è andato ben al di là della celebrazione dell’anniversario e ha voluto tracciare il punto sull’economia del Varesotto: «Perché gli imprenditori varesini – ha ricordato Mauro Temperelli, segretario della Camera di commercio di Varese – hanno guardato sempre al mondo e ora continuano a guardare i mercati esteri con interesse, trovando un modo per superare la crisi in modo vincente». E non solo nel mondo della grande impresa: «Chiusa la finestra del mercato nazionale – ha sottolineato Davide Galli, presidente di Confartigianato Varese – si è iniziato a guardare al mondo. E’ dura e, per questo, bisogna essere accompagnati dalle associazioni di categoria, perché da soli nel sud-est asiatico o in altre parti del pianeta non si va da nessuna parte. Ma, quando ci si è fatti apprezzare, le piccole medie imprese varesine trovano spazio, perché rispondono a nicchie di personalizzazione, che sono particolarmente ricercate». Risultato: «A Germania e Francia come principali partner nell’export – ha ricordato Roberto Grassi, vicepresidente di Univa – si stanno registrando crescite esponenziali verso Stati Uniti, Corea del Sud e Taiwan». La via dell’esportazione è anche un metodo per aprire i caveau delle banche che, appena vedono numeri positivi sull’export di un’azienda, magicamente aprono i forzieri ed erogano credito come una volta: «Crediamo molto nell’internazionalizzazione delle imprese – hanno detto Antonella Ghiorso eGiovanni Solaroli, manager di Unicredit – al punto tale di investirci per spingere le imprese in questa direzione», come testimoniato anche da Luca Meana, ad di Pusterla 1880. «Abbiamo delle eccellenze straordinarie – ha chiosato Roberto Maroni, governatore della Lombardia, introdotto dal sindaco Attilio Fontana – che dobbiamo saper promuovere meglio. Sia nell’industria che nel turismo: penso ai quattro siti Unesco del Varesotto sui 50 totali dell’Italia. Se fossero negli Stati Uniti, ne parlerebbero tutti, qui alcuni restano in sordina. E’ nostro dovere, invece, valorizzarli per come meritano».